I campioni del mondo di boxe con il regno più lungo: i record
Seconda parte. I campioni che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale: Joe Louis, Johnny Kilbane, Bernard Hopkins, Archie Moore ed Erislandy Lara
Dopo aver trattato le prime otto categorie (Minimosca, mosca, gallo, supergallo, piuma, superpiuma, leggeri e superleggeri) concludo la ricerca dei campioni che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale, con le restanti cinque (welter, superwelter, medi, mediomassimi e massimi). Sperando che il lavoro venga apprezzato dai lettori. Pronto a correggere gli eventuali errori, che mi verranno fatti notare.
Pesi welter. Nata nel 1888, ebbe come primo campione Paddy Duffy, nato a Boston il 12 novembre 1864 da genitori irlandesi. Si formò all’università della strada: lustrascarpe in un saloon. Primi pugni in un gym della periferia di Boston, dimostrando di saperci fare. Pro nel febbraio 1884 a 19 anni. Campione del mondo nell’ottobre 1988, battendo William McMillan, dopo una battaglia feroce, avvenuta vicino al fiume Potomac, davanti ad un centinaio di spettatori. Il campione intascò 350 dollari. La cintura valeva solo negli Stati Uniti. La successiva sfida avvenne il 29 marzo 1889 a San Francisco contro l’australiano Tom Meadoows. L’incontro terminò al 45° round, per squalifica dell’australiano, colpevole di aver dato una testata intenzionale a Duffy che si trovava in netto vantaggio. Al campione 1000 dollari di borsa. L’anno dopo, ancora campione in carica, gli venne diagnosticato un grave problema ai polmoni. Muore il 10 luglio 1890 a soli 25 anni. Il suo record indica 32 vittorie, 16 pari e una sola sconfitta, subita a inizio carriera. La International Boxing Hall of Fame lo ha inserito tra i grandi nel 2009. In questa categoria la vetta spetta di diritto a Josè Napoles, nato a Cuba il 13 aprile 1940, che detenne la cintura dal 1971 al 1975, 4 anni e 6 mesi. lasciandola per salire nei medi. Professionista nel 1958 a 18 anni, svolge l’attività professionistica nell’isola fino al 1961. L’anno dopo ottiene la nazionalità messicana e prende residenza definitiva nella capitale. Il titolo lo conquista la prima volta il 14 aprile 1969 contro il texano di Dallas, Curtis Cokes, a Los Angeles, ribattendolo due mesi dopo, supera quindi Emile Griffith e Ernie Lopez. Alla quarta difesa inciampa sul rude mancino Billy Backus di Canastota, che lo mette KO al quarto round il 3 dicembre 1970 a Syracuse. Tredici mesi dopo (4 giugno 1971), gli restituisce il “regalo” con la stessa moneta sullo stesso round di Inglewood in California. Resta imbattuto fino al 12 giugno 1975, quando l’emergente inglese Jhon Stracey, a Messico City, lo costringe alla resa nel sesto round per ferita. E’ il match d’addio, dopo 17 anni di onorato servizio. Nel febbraio 1974, aveva tentato l’avventura nei medi, impresa impossibile contro un campione come Carlos Monzon che sul ring di Parigi lo costringe all’abbandono al settimo round, stroncato dalla superiorità atletica dell’argentino, rendendo inutile l’abilità difensiva dello sfidante. Rientrato nei welter, dopo un paio di difese, il WBA lo detronizza a tavolino, mentre il WBC continua a indicarlo campione. Scende dal ring con un bilancio di 84 vittorie 8 sconfitte. The Ring, indica Freddie Cochrane, il tarchiato pugile nato a Elizabeth nello stato di New Jork il 6 maggio 1915, campione dal 29 agosto 1941 al primo febbraio 1946 (4 anni e 7 mesi). Si tratta di un errore evidente. Cochrane conquista la cintura nel 1941, battendo Fritzie Zivic a Newark, da allora resta inattivo nel 1943 e 1944, durante la Grande Guerra. Al rientro nel 1945 disputa otto incontri con sei vittorie per KO e due sconfitte sempre prima del limite contro Rocky Graziano. Il primo febbraio del ’46, mette in palio per la prima volta la cintura e rimedia un altro KO contro Marty Servo (Mario Severino) al quarto round. Impossibile riconoscere un primato inesistente. I welter sono stati il trampolino per molti futuri campioni nei medi e dal 1962 nei superwelter. Tra questi Henry Armstrong, Ray Sugar Robinson, Kid Gaviland, Carmen Basilio e Barney Ros che detenne in contemporanea il titolo di tre categorie. Impresa riuscita solo a Tony Canzoneri ed Henry Arrmstrong. I genitori di Barney arrivano negli USA da Brest-Litovsk cittadina della Bielorussia al confine con la Polonia. Approdano a New York poi si spostano a Chicago. Sono ebrei, il padre di Barney è uno studioso di Talmud, il testo classico dell’ebraismo, secondo solo alla Bibbia. Se la Sacra Scrittura è il sole, il Talmud è la sua luna che ne riflette la luce. A Chicago aprono una drogheria nel ghetto di Maxwell Street, popolato dagli ebrei. Il sogno di Ros è di diventare un insegnante di ebraico e un erudito di Talmud come il padre. La sua vita cambia per sempre quando il genitore viene ucciso nel proprio negozio a colpi di pistola per aver resistito ad una rapina, morendogli tra le braccia. Straziata dal dolore, la madre Sarah cade in depressione. Ida, Sam e George i figli più giovani crescono con famiglie amiche. In vita il padre di Ben lo aveva sconsigliato di praticare la boxe. “Lascia che siano gli atei a combattere gli infedeli, gli assassini, noi siamo gli studiosi” Dopo la sua scomparsa, i due fratelli maggiori Ben e Morrie vengono lasciati a se stessi e crescono nelle strade e in particolare Ben diventa vendicativo e rissoso. Cambia nome e cognome, non più Dov Rasofsky ma “Barney Ross”. Seguendo la tendenza tra gli Ebre, con lo scopo di favorire la loro integrazione americana. Sul ring dimostra volontà feroce a abilità tecnica, vince i Golden Glove, uno dei tornei più importanti. Per molti giovani, stava diventando alla fine degli anni ’20, un difensore contro il nascente nazismo. Vincendo sul ring, aumentava nei giovani l’opposizione a Hitler. Tra gli amici figurava Jacob Rubinstein, il futuro Jack Ruby. Ben sale gradualmente verso il vertice nei leggeri. Il salto qualità porta la data del 26 marzo 1933, quando a Chicago batte il quotato talo americano Tony Canzoneri, sfilandogli i mondiali leggeri e welter jr. Si ripete qualche mese dopo. Difende il doppio titolo dagli assalti di Sammy Fuller, Peter Nebo e Frankie Klick. Lascia le due cinture per conquistare la terza quella dei welter a spese di Jimmy McLarnin, che lo supera in rivincita. Torna welter jr. e si riprende la cintura. Memore della sconfitta con McLarnin, aggiusta il conto nei superwelter. Ben è inarrestabile, infila sedici vittorie consecutive. Dopo di ciò, Ross torna nei welter junior, recuperando il titolo, lasciato vacante, Bobby Pacho, ai punti in 12 riprese. Due difese vittoriose del titolo welter junior e Ross risale con il peso per concludere la trilogia con McLarnin, riprendendosi il titolo dei welter con una nuova vittoria ai punti sulle 15 riprese. Dopo di ciò vince 16 incontri consecutivi, compresi i tre contro il futuro campione mondiale dei pesi medi Ceferino Garcia. Chiude la carriera il 31 maggio 1938, a Long Island, uno dei distretti di New York contro il mitico Henry Armstrong, a sua volta detentore di tre mondiali contemporaneamente, che lo supera ai punti sui 15 round. Con buona accortezza mette a frutto i notevoli guadagni. Si arruola nei marines, nella seconda Guerra Mondiale. Rifiuta di restare in Patria come figura popolare. Inviato a Gadalcanal, nel Sud del Pacifico. In un’azione di guerra, resta intrappolato assieme ad altri tre compagni. Tutti e quattro furono feriti. Barney ad una mano è il meno grave Due morirono e Barney si caricò sulle spalle l’unico sopravvissuto portandolo in salvo. L’atto di eroismo venne premiato con la terza più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la Silver Star. Il primo ebreofesteggiato con una “ticker tape parade”, le parate sotto i lanci di stelle filanti con cui gli USA festeggiano i loro eroi, oltre a ricevere una “Presidential Citation”, l’encomio da parte del presidente Franklin D. Roosevelt, invitato per una cerimonia in suo onore al Rose Garden. Trascorse gli ultimi anni utilizzando la propria celebrità per pubblicizzare case da gioco e altri affari. Accanto alla seconda moglie Cathy Howlett, felice di aver raggiunto i due scopi della sua vita: riunire la propria famiglia e diventare campione del mondo di pugilato. Scrisse un’autobiografia intitolata No Man Stands Alone che ebbe buon successo. Morì a Chicago a 57 anni. L’Aleph Zadik Aleph (Organizzazione fraterna internazionale ebraica giovanile) è intitolato in suo onore.
Pesi superwelter (medi jr.). Nuovo capolista il cubano naturalizzato USA Erislandy Lara (32-3-3), ancora attivo a 43 anni. Mondiale superwelter WBA e IBO dal dicembre 2014 a fine agosto 2020, che significa 5 anni e 8 mesi, record assoluto della categoria, del quale lo scorso luio ho pubblicato un dettagliato articolo su DATA SPORT e FIGHTERS LIFE, dall’esordio a Guandanamo, la città deve è nato, al vertice della squadra cubana. La prima fuga dal Brasile non riuscita a quella successiva, raggiungendo il Messico e poi gli Stati Uniti, svolgendo una carriera di vertice. Lara ha scalzato il “cobra” Tommy Hearns, che dal dicembre 1982 a giugno 1986 fu campione per 3 anni e 6 mesi. Hearns, detto il “cobra”, nato a Memphis nel Tennessee il 18 ottobre 1958, il capofila di questa categoria (3 anni e 6 mesi), da collocare di transizione, considerata la lunga milizia sul ring, che ha spaziato fino ai mediomassimi, raccogliendo cinque mondiali ufficiali e un sesto (IBO) parzialmente riconosciuto. Sul ring a 14 anni, campione USA nel 1977. Varca la soglia del professionismo con un record da dilettante di 155 vittorie e 8 sconfitte. Carriera lunghissima, conclusa il 4 febbraio 2006 a 48 anni. Guerriero indomito, conquista nei welter la prima cintura a Detroit il 2 agosto 1980 a spese del messicano Pipino Cuevas, finito KO al secondo round. La difende quattro volte e il 3 dicembre 1982, è sua anche quella dei superwelter a spese di Wilfredo Benitez a New Orleans. Mantiene il titolo fino al 23 giugno 1986 che lascia volontariamente, per tentare la scalata ai mediomassimi! Che conquista ai danni di Dennis Andries. Più avanti è la volta dei medi e il 4 novembre 1988, inaugura quella dei supermedi. Non contento, il 10 aprile 1999, a 41 anni, vince la cintura IBO nei massimi leggeri, battendo il connazionale Nate Miller a Manchester. Quando smette il 4 febbraio 2006 ha varcato i 46 anni. In precedenza il primato spettava al giapponese Koichi Wajima, nato il 21 aprile 1943, professionista dal 1968. Conquista il titolo il 31 ottobre 1971, sfilandolo al nostro Carmelo Bossi, che nella tana dello sfidante a Tokyo, cede ai punti per split decision sui 15 round, subendo un verdetto sfacciatamente casalingo. Lo difende sei volte, affrontando e battendo tra gli altri i nostri Domenico Tiberia e Silvano Bertini. Sempre a Tokyo, il 3 giugno 1973, il texano Oscar Albarado lo detronizza all’ultimo round con uno spettacolare KO, con Wajima avanti per i due giudici locali su tre. Smette il 7 giugno 1977, finendo KO contro Eddie Gazo del Nicaragua Ha sempre combattuto in Giappone, evidenziando grande potenza ma poca resistenza. Dei 31 successi 25 li ha vinti per KO, come delle sei sconfitte cinque le ha subite prima del limite. In questa categoria riconosciuta sul finire del 1962, figurano gli italiani Sandro Mazzinghi, Nino Benvenuti, Carmelo Bossi, Rocky Mattioli e Gianfranco Rosi che restò al vertice WBC per quasi sei anni dall’ottobre 1987 al 1994, con uno stop nel 1988.
Pesi medi. Fino al 2005 il primato spettava all’argentino Carlos Monzon, il killer della categoria, l’indio di Santa Fè che chiuse brutalmente la carriera di Nino Benvenuti nel novembre 1970 a Roma, mantenendo il comando fino al 29 agosto 1977, quando decise di appendere i guantoni al chiodo. In quel periodo (6 anni e 9 mesi) ha difeso la cintura ben 14 volte, rischiando contro Griffith e Valdez, recuperando in tempo utile per vincere. Tecnica essenziale, potenza esplosiva impressionante e resistenza incredibile. Cattivo sul ring e fuori, picchiava per far male e odiava l’avversario. Una vita violenta, conclusa di conseguenza, schiantandosi con l’auto contro un albero in piena notte. L’ha sostituito con un record difficilmente superabile Bernard Hopkins, che ha saputo riscattarsi dagli errori di gioventù. Il pugile di Filadelfia, debutta nel 1988 a 23 anni e diventa il re dei medi 29 aprile 1995 che mantiene fino al 16 luglio 2005, ovvero (10 anni, 2 mesi e 17 giorni). Non solo, con le 20 difese toglie un altro primato all’argentino. Oltre a detenere il record del pugile più anziano, chiudendo la carriera a 52 anni e 11 mesi. In molti si chiedono se avrebbe battuto Monzon e anche Hagler. Risposta impossibile, aperta a qualsiasi ipotesi.
Pesi mediomassimi. Largo alla ‘vecchia mangusta’ ovvero ad Archie Moore, vero nome Archibald Lee Wright, che nasce a Benoit nel Mississippi il 13 dicembre 1913, avviato alla boxe giovanissimo, passa professionista nel 1935 a 22 anni e chiude l’attività il 15 marzo 1963, alla soglia dei 50 anni, con un record approssimativo (199-26-8) per difetto. Ad oggi solo Bernard Hopkins e Roberto Duran hanno smesso più anziani. Anche se ha fallito i due tentativi nei massimi: Rocky Marciano (1955) e poi Floyd Patterson (1956) lo hanno respinto mandandolo KO, è stato re assoluto nei mediomassimi per 9 anni e un mese, distanziando qualsiasi altro concorrente. Il titolo lo conquista il 17 dicembre 1952 a spese di Joe Maxim, (Giuseppe Berardinelli), italo americano nato a Cleveland nell’Ohio il 28 marzo 1922. Maxim era rimasto sul trono dal maggio 1949 al dicembre 1952. Quella notte a St. Louis fece conoscenza con la sua bestia nera, di pelle e di fatto. Le tre sfide con Moore finiscono tutte ai punti, sempre a favore della Mangusta. Troppo abile, nonostante Maxim non fosse certo uno sprovveduto. Nel suo record spicca una vittoria sul grande Ray Sugar Robinson il 25 giugno 1952 alla Yankee Stadium di New York, nel Bronx, in un pomeriggio torrido. Robinson in vantaggio ai punti, si arrende al 14° round, sfinito dal caldo. Maxim ci aveva provato anche nei massimi, ma Ezzard Charles lo boccia sia pure ai punti, il 30 maggio 1951, come aveva fatto senza titolo in palio il 28 febbraio 1949. Dopo la terza sconfitta con Moore, il 7 giugno 1954 a Brooklyn (N.Y.) si toglie la soddisfazione non da poco, di battere Floyd Patterson, alla prima sconfitta da professionista. E’ il canto del cigno. Tra il 1955 e il 1958 infila otto sconfitte su nove match. Compresa quella di Milano, contro un giovane Mino Bozzano il 27 aprile, il penultimo match della carriera. Lascia l’attività nel 1959. Per contro Archie Moore che di Maxim è più anziano di nove anni, prosegue l’attività, mantenendo il titolo fino al 10 febbraio 1962, quando la NYSAC lo dichiara decaduto. Ultimo match ufficiale il 15 marzo 1963, superando Mike DiBiase, un wrestler, in tre round a Phoenix. Due anni dopo, il il 27 agosto 1965 a Michighan City si ripresenta in esibizione contro Nap Michell che dura tre round. Non lascia il ring, ma diventa arbitro ad alto livello. Si è spento nel dicembre 1998 a 85 anni.
Pesi massimi. Impensabile battere il primato di Joe Luis, re della categoria dal 22 giugno 1937 al primo marzo 1949 (11 anni e 9 mesi), con ben 25 difese. Il gigante d’ebano ha scritto la storia dei massimi per oltre un decennio, dominando tutti gli avversari. A batterlo più dei rivali sono stati i matrimoni sbagliati come alcuni investimenti e il fisco che non ha avuto pietà, costringendolo a tornare sul ring quando ormai aveva già espresso il meglio. A giudizio quasi unanime, è ritenuto il miglior gigante in assoluto. Possedeva tutto, dalla statura alla struttura, dalla tecnica alla potenza. Forse la mascella non era d’acciaio ma bastava per respingere tutti gli avversari. Il vero limite era la timidezza fuori dal ring e quindi poca personalità. A scalzarlo ci ha provato, avvicinandosi niente male, il gigante ucraino Wladimir Kiltschko, campione olimpico ad Atlanta nel 1996. Debutto al professionismo il 16 novembre 1996, assieme al fratello Vitali che dopo aver riconquistato il mondiale WBC il 24 aprile 2004, lo ha difeso 11 volte, ritirandosi il 9 settembre 2012 a 41 anni, per dedicarsi alla politica. Attualmente è il sindaco di Kiev dopo essere stato parlamentare ed europeista convinto. Il fratello minore Wladimir, ha proseguito a combattere diventando campione prima campione d’Europa (1999) poi del mondo il 14 ottobre 2000 per il WBO, con sei difese, fermato nel 2004 da Lamon Brewster (Usa) a Las Vegas. Il 22 aprile 2006 in Germania, batte Chris Byrd (Usa) e diventa titolare IBF e IBO. A quel punto inizia una striscia vincente di ben 17 difese fino allo stop del 28 novembre 2015 ad opera di Tyson Fury, irlandese di origine rom, inglese di passaporto, che a Dusseldorf in Germania, lo batte nettamente sfilandogli le quattro cinture (WBA, IBF, WBO e IBO). Annuncia il ritiro, con un record di 25 difese totali, affiancandosi a Joe Louis, che ha il vantaggio della continuità e dell’imbattibilità. In conclusione il capofila assoluto è il grande Joe Louis con un regno che ha sfiorato i 12 anni (11 anni e 9 mesi) seguito da Jhonny Kilbane (11 anni e 3 mesi), dal thailandese Pongsakek Wonjongkam(11 anni) e da Bernard Hopkins (10 e 2 mesi). Sorprende la tenuta di Kilbame campione dal 1912 al 1923, mentre quello più recente è Hopkins, primatista dal 2005, spodestando un mito come Carlos Monzon. Mentre Tommy Hearns (3 anni e 6 mesi) è quello con la tenuta meno lunga. Questa la situazione nel 2026 e, stando alle previsioni, non sembra in mutazione a tempi brevi, anche se l’ucraino Olex Usyk ha dato una scossa alla categoria, diventando campione di tutte le categorie.
Giuliano Orlando