Campioni del mondo di boxe: i regni più lunghi P1
Prima parte – I campioni che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale: Joe Louis, Johnny Kilbane, Bernard Hopkins, Archie Moore ed Erislandy Lara
Lo scorso luglio, ha destato molto interesse l’articolo riguardante la longevità di servizio del cubano Erislandy Lara (32-3-3), ancora attivo a 43 anni. Mondiale superwelter WBA e IBO dal dicembre 2014 a fine agosto 2020, che significa 5 anni e 8 mesi, record assoluto della categoria, superando il “cobra” Tommy Hearns, che dal dicembre 1982 a giugno 1986 fu campione per 3 anni e 6 mesi. La scoperta mi ha indotto a conoscere e far conoscere i nomi dei campioni, categoria per categoria, che hanno detenuto più a lungo le cinture mondiali. La differenza tra il passato e il presente, con la proliferazione dei pesi e delle sigle, crea una difformità spesso incolmabile. Inizialmente c’erano 8 categorie e una sigla, oggi ne abbiamo addirittura 17 e alcune sigle salgono a 18. Pazzesco. Ho preso in considerazione WBC, WBA, WBO, IBF e IBO, ultima arrivata. Ripeto, una ricerca non perfetta, ma non ho saputo fare meglio. Pronti, via. Chi sono i pugili che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale? La ricerca non è stata per nulla facile. Agevole conoscere i record dei pugili attivi dalla seconda metà del 1900, molto meno trovare quelli che li hanno preceduti. In particolare i record di quelli attivi tra la fine del 1800 e la prima parte del secolo scorso. Per mantenere la memoria storica degli eventi, il grande giornalista Nat Fleisher, fonda “The Ring” nel 1922 dirigendolo fino al 1972, anno della sua scomparsa. Nel 1941 inizia a pubblicare The Ring Record Book and Enciclopedia riportando l’attività dei pugili e i loro record. Andrà avanti fino al 1982, toccando le 45 edizioni. Sostituita da The Boxing Record Book dal 1983. Un volume imponente. Posseggo l’edizione 1983 di The Ring, rivelatasi preziosa per la mia ricerca. Mi ha aiutato anche la Bibbia del Pugilato del collega e amico Giuseppe Ballarati, attivo anche come procuratore che firmò le edizioni 1962-1964-1965 a cura dell’organizzazione Zucchet, per diventarne l’editore dal 1966 fino al 1994, ben 32 edizioni, che custodisco gelosamente. Infine La storia dei pesi massimi, scritta da Nat Fleisher nel 1949 e tradotto nel 1858 in modo perfetto dal collega Nando Pensa una delle firme italiane di punta del pugilato. A giudizio personale, considerato l’anno della pubblicazione, il libro di pugilato più importante in assoluto. Impensabile negli anni 40, raccontare la storia dei giganti partendo dal 1700, con dovizia di particolari da fare invidia ai contemporanei. Anche se un pò acciaccato, è in prima fila nella mia biblioteca:
Pesi minimosca. Il WBC nel 1975, inaugura la categoria dei “Light Fly” e il primo campione è Franco Udella, cagliaritano guidato da Umberto Branchini, che corona una carriera iniziata da dilettante, una delle colonne in azzurro. Titolare ai Giochi 1968 a Città del Messico e quattro anni dopo a Monaco. Argento europeo nel 1969, e nel 1971. Battuto dal magiaro Gedo, uno che ha vinto l’oro ai Giochi 1972 e gli europei ’69 e ’71. Passa pro nel ’72 e nel 1974 vince l’europeo mosca, dopo aver fallito il mondiale WBC tre mesi prima. Come scritto sopra. vince l’iride minimosca. Mantiene il titolo continentale fino al 1979, per oltre cinque anni. Lo perde a Londra il primo marzo 1979 contro Charlie Magri, nell’ultimo match della carriera. Dopo il WBC arriva la WBA nel 1976, la IBF nel 1984 e la WBO nel 1989. Al momento il coreano del Sud, Chang Jung koo (38-4), guida questa classifica. Campione WBC, dal 266 marzo 1983 al 9 dicembre 1989, ovvero 5 anni e 9 mesi. Distanziato di soli 3 mesi, il sudafricano bianco, Henkie Budler (35-5) con la sigla IBO, restò in vetta dal 24 settembre 2011 al 19 marzo 2016. Ovvero 5 anni e 6 mesi. L’altro sudafricano, Jacob Matlaa (53-13-2) di colore, nato nel quartiere di Soweto, ha frequentato l’università di Johannesburg, pro dal 1980 al 2002, conquista la cintura mosca WBO nel maggio 1993 perdendola meno di anni dopo. Scende nei minimosca e nel novembre 1995 diventa campione WBO, la mantiene fino al 19 febbraio 2000, restando in vetta 4 anni e 4 mesi. In questa categoria sono diventati campioni pugili importanti come Carbajal (USA), Zu Shiming, oro ai Giochi 2008, 2012, primo cinese. I messicani Jorge Arce (64-8-2), pro a 16 anni e Hugo Fidel Cazarez (40-9-2). L’argentino Juan Domingo Cordoba (34-6-1) fino al fenomeno giapponese Naoya Inoue (33), 33 anni, pro dal 2012. Dal 2014, al vertice in 5 categorie, dai paglia ai supergallo, senza conoscere sconfitta. Statisticamente comprese tutte le sigle, sono stati campioni del mondo ben 116 pugili.
Pesi mosca. Il record lo ha detenuto per quasi 80 anni Jimmy Wilde, un gallese figlio di un minatore, ufficialmente il primo campione della categoria nel 1916, titolo mantenuto fino al 1923 (7 anni e 3 mesi), considerato dagli esperti il migliore in assoluto della categoria. Conseguì una striscia vincente di 104 incontri con 10 pari, una delle più lunghe in assoluto. Per dovere di cronaca, comprensivi dei match in maglietta, il primato assoluto spetta al nostro Nino Benvenuti con 142 vittorie (77 da dilettante e 66 da pro). Il leggero spagnolo Pedro Carrasco, molto attivo in Italia, disputò 93 match senza sconfitte con 83 vittorie consecutive. Julio César Chávez, l’idolo del Messico, 87 vittorie consecutive. Wilde nasce il 15 maggio 1892 a Quakers Yard nel Galles, morto il 10 marzo 1969 (76 anni) a Cardiff. Sedicenne muove primi pugni, non sul ring, ma nelle fiere battendo avversari molto più pesante di lui. Il record indica il 1911 l’anno del suo esordio nei pro. Ricerche successive danno il 1907 quale reale inizio di una carriera molto lunga. Wilde ha sempre affermato di aver sostenuto più di 500 incontri, contro i 152 e 137 vittorie ufficiali.Probabilmente la verità sta nel mezzo. Nel 1917 si arruola nell’esercito britannico, impegnato nella prima guerra mondiale. Riprende nel 1918 e due anni dopo al vertice della categoria sale sul ring di Toronto (Canada) battendo Patsy Wallace, origini italiane, presenti oltre 11.000 spettatori, record assoluto della categoria. Da considerare l’ultimo incontro, anche se proseguì fino al 1923, ormai demotivato, rimediando due sconfitte. L’ultima il 18 giugno 1923, al Polo Grounds di New York, Wilde dal filippino Pancho Villa. La International Boxing Hall of Fame lo ha ammesso fra i più grandi pugili di ogni tempo. Nel 1975 e nel 1994 la rivista Ring Magazine lo ha considerato il miglior peso mosca della storia del pugilato. La International Boxing Hall of Fame lo ha ammesso fra i più grandi di ogni tempo. Contrariamente alla gran parte dei pugili, più cicale che formiche, Wilde seppe risparmiare i guadagni accumulati durante la carriera, vivendo la vecchiaia senza problemi economici.Dovevano trascorrere ben 78 anni per superare il primato del gallese. Autore il fuoriclasse mancino Pongsakek Wonjongkam (91-5-2) sul ring dal 1994 al 2018, fenomeno thailandese, al vertice della categoria dal marzo 2001 al marzo 2012 (undici anni esatti). Dietro di lui l’argentino Omar Andreas Narvaez (49-4-2) attivo dal 2000 fino al 2019 a 44 anni. Re della categoria dal 2002 al 2010, otto anni di regno, iridato anche nei supermosca. Categoria che al momento non ho preso in considerazione. Nel 2002 a Quartu Sant’Elena superò il sardo Andrea Sarritzu solo ai punti. Ha tentato di conquistare la cintura gallo, battuto il 22 ottobre 2011 a New York dal filippino Nonito Donaire (43-10) ancora attivo. Per l’argentino la prima sconfitta dopo 35 vittorie. Dei quattro stop, solo il giapponese Naoya Inoue, il 30 dicembre 2014, solo 7 incontri alle spalle lo ha messo KO al secondo round. Tra i campioni troviamo l’altro sardo Salvatore Burruni (99-9-1). Merito dell’organizzatore Rino Tommasi che convinse, e non era facile, il thai Pone Kingpetch (28-7) a venire in Italia e mettere in palio il mondiale WBC. Lo sfida a Roma, 23 aprile 1965. Match difficile contro un avversario decisamente valido. Burruni gettò il cuore oltre l’ostacolo e con un finale generoso portò in Italia la cintura iridata. Il dopo mondiale fu travagliato. Il 18 novembre 1965, WBC e WBA) gli revocarono la cintura per non aver difeso il titolo contro il giapponese Hiroyuki Ebihara. Salvo smentirsi clamorosamente meno dopo, il 14 giugno 1966, riconoscendola sfida iridata, contro Walter McGowen (32-7-1) vinta dallo scozzese ai punti. Altro episodio contestato a Città del Messico il 31 marzo 1968. Al terzo round Burruni, colpito violentemente alla schiena da Ruben Olivares, pugno ignorato dall’arbitro, si dirige verso il suo angolo, scendendo dal quadrato. L’incontrò venne assegnato a Olivares per KOT. Il 24 febbraio a Torino il mancino francese Pierre Vetroff lo aveva battuto prima del limite. Il 24 luglio 1969 a Reggio Calabria, difende l’europeo contro il francese al quale restituisce la stessa moneta: KO alla nona ripresa. Dopo quella vittoria, annuncia il ritiro, da campione d’Europa. Una carriera, quelle del campione algherese, di vertice. Oltre al mondiale detenne l’europeo dal 1961 al ’64 e dal 1968 al 1969. Merita citazione il thailandese dal cognome chilometrico: Pichit Sithbanprachan, unico iridato imbattuto, con 24 vittorie e nessuna sconfitta. Campione IBF dal 20 novembre 1992 all’8 maggio 1994, con 22 vittorie. Le altre due le ha conquistate nel ’96 e nel 2000. Due rientri di puro divertimento.
Psi gallo. Veeraphol Sahaprom, altro thailandese, titolare dal 29 dicembre 1998 al 16 aprile 2005 (6 anni e 4 mesi), ha sostituito uno dei monumenti del passato, parlo di Alphonse Theo Al Brown, detto “Panama” Al Brown, nato il 5 luglio 1902 nella capitale panamense, titolare dei bantam dal 1929 al 1935 (5 anni e 11 mesi), personaggio straordinario, genio e sregolatezza senza limiti. Debutta nel 1919 a Panama, poi prosegue l’attività a New York. Alla fine del 1927 debutta a Parigi, svolgendo intensa attività non solo pugilistica ma anche teatrale e nel ruolo di “tombeur de femme”. Tipo eccentrico, amava passeggiare sul boulevard della capitale francese, tenendo al guinzaglio una tigre, presa in prestito da un Circo. Vince il titolo NYSAC il 18 giugno 1929 a New York, battendo il maiorchino Vidal Gregorio, residente a New York, sui 15 round e lo mantiene fino al primo giugno 1935, quando lo spagnolo Baltazar Sangchili, lo batte a Valencia, con un verdetto casalingo. Tra i vari sfidanti da annoverare l’italiano Domenico Bernasconi, che lo affrontò tre volte, l’ultima il 19 marzo 1933 al Palafiera di Milano, valido per il mondiale. Incontro dai due volti. Bernasconi parte forte e scuote il campione, che lega vistosamente e viene richiamato due volte. Alla terza ripresa porta un colpo sotto la cintura e l’arbitro inglese Hart lo squalifica. L’angolo di Al Brown protesta e il federale Edoardo Mazzia, chiede il proseguimento perché al fascio la vittoria per squalifica non sarebbe piaciuta. Ai punti vince nettamente il campione. A Bernasconi, resta la beffa di essere stato campione del mondo per circa cinque minuti. Al Brow saluta e prosegue l’attività fino al 1942, oltre i 42 anni. Una carriera conclusa con un record di 152 vittorie, 19 sconfitte e 11 pari. In carriera ha affrontato gli italiani Vittorio Tamagnini l’unico che lo ha battuto a Milano nel 1932, quattro volte Luigi Quadrini, Gustavo Anselmi e Alfredo Magnolfi. Ha combattuto sui ring di 14 nazioni: Panama, Francia, Spagna, USA, Svizzera, Norvegia, Tunisia, Algeria, Inghilterra, Italia, Belgio, Canada, Cuba e Danimarca. Dietro ai due si è inserito il giapponese Shinsuke Yamanaka, titolare dal 6 novembre 2011 al 2 marzo 2017 (5 anni e tre mesi).
Pesi supergallo. Il primato spetta al grande campione portoricano Wilfredo Gomez (5 anni e 11 mesi), dal 1977 al 1983, che si fece conoscere in occasione della prima edizione mondiale dilettanti a Cuba nel 1974. Gomez aveva preso parte ai Giochi di Monaco nel 1972, non ancora sedicenne, il più giovane di quell’edizione, perdendo dall’egiziano Selim. Due anni dopo all’Havana, domina nei 54 kg. vincendo i quattro incontri per KO. In finale stende il cubano Luis Jorge Romero, idolo di casa. Dopo averlo messo al tappeto, si rivolge a Fidel Castro presente sul palco d’onore, gridando “Così batto i tuoi campioni!”. Grande dilettante (96-3-), strepitoso nei professionisti. Conquista i mondiali supergallo, piuma e superpiuma. Picchiatore tremendo, delle 44 vittorie, ben 42 per KO, solo tre sconfitte e un pari. Appende i guantoni nel 1989 a 33 anni. A scalzarlo ci hanno provato in tanti, senza riuscirci. Fra i campioni il nostro Loris Stecca compie l’impresa il 22 febbraio 1984 a Milano, battendo il dominicano Leonardo Cruz (41-7-3) detentore WBC dal 1982. Il riminese avrebbe compiuto 24 anni il mese successivo. Il più giovane italiano campione del mondo.
Pesi piuma. Una delle prime categorie, nata nel 1889. Due anni dopo i leggeri. Il più resistente al vertice si chiama Jhonny Kilbane (11 anni), nato a Cleveland nell’Ohio il 18 aprile 1889. Debutta nel 1907 a 18 anni e conquista il mondiale di categoria, nel 1912 al secondo tentativo, contro Abe Attel, il picchiatore californiano, che lo deteneva dal 1904, perduto e riconquistato nel 1906, con ben 21 difese, compresa quella nel 2010 contro Kilbane. Il 2 febbraio 1912, dopo sei anni di regno, Attel lascia la cintura al più giovane rivale. Kilbane mantiene il titolo fino al 6 febbraio 2023, il più lungo periodo fino ad oggi. Lo batte al Polo Grounds di New York il francese Eugene Criqui, giunto quasi a fine carriera, che trova il colpo fortunato al sesto round. Regno brevissimo: un mese dopo sullo stesso ring, perde la cintura contro Jhonny Dundee (Giuseppe Carrora), di ben altra caratura, nato a Sciacca il 22 novembre 1893, una carriera infinita con quasi 400 incontri disputati, eletto nella Hall of Fame nel 1957. I diretti concorrenti restano Abel Attel (6 anni) dal 22 febbraio 1906 al 22 febbraio 1912) e Sandy Saddler (5 anni e 4 mesi – dall’8 settembre 1950 al 21 gennaio 1957), il più alto (1.75) nella categoria tra i campioni, abilissimo ma anche molto scorretto. Memorabili le quattro sfide contro Willie Pep (Guglielmo Papaleo) genitori campani, a sua volta campione del mondo tra il 1942 e il 1950. Carriera molto lunga, quella di Saddler, dal 1944 al 1957 (145+ 2= 16-) Una sola sconfitta per KO contro il bianco Jock Leslie, al secondo match da pro, il 21 marzo 1944. In quell’occasione al terzo round venne contato tre volte e si arrese quando mancavano 10” al termine. Da allora ha sempre concluso ai punti. Leslie nel corso della carriera ha combattuto una volta per il mondiale, contro Willie Pep il 22 agosto 1947 a Flint in casa dello sfidante, finito KO al 12° round. L’arbitro Johnny Cluney, vista la situazione, giunto al 4” interrompe il conteggio e il campione, rivolgendosi al pubblico urla: “Poteva arrivare al 100, ma sarebbe rimasto sempre giù”.
Pesi superpiuma. Il primato spetta al filippino Gabriel “Flash” Elorde, nato Cebu 22 marzo 1935, mancino molto preciso, attivo dal 1951 al 1971, il più popolare della nazione prima dell’arrivo di Manny Pacquiao. Titolare della cintura dal 16 marzo 1960 battendo Harold Gomez, fino al 15 giugno 1967, spodestato dal giapponese Yoshiki Numata. Un dominio durato 7 anni e 2 mesi, che resta ancora oggi il più lungo nella categoria. In carriera ha affrontato tre italiani: Sergio Caprari, Giordano Campari e Paolo Rosi, battendo i primi due, sconfitto dal pugile di Rieti, che ha svolto buona parte della carriera negli USA, affrontando Joe Brown nel 1959 per il mondiale leggeri. Categoria di passaggio tra piuma e leggeri. Il primo a detenerlo fu Johnny Dunde, ovvero Giuseppe Currieri, nato a Sciacca il 19 novembre 1893, trasferitosi con la famiglia a New York, attivo dal 1910 al 1932, al vertice anche da piuma e leggero. Il 18 novembre 1821 a New York, diventa campione, mantenendo a cintura fino al 1923. La International Hall of Fame lo ha indicato tra i più grandi pugili di ogni tempo. Altri campioni hanno detenuto a lungo la cintura. Tra questi il giapponese Hiroshi Kobayashi, Alfredo Escalera e Samuel Serrano. Campione anche il grande Alexis Arguello tra il 1978 e il 1980, salendo poi nei leggeri. Pure Julio Cesar Chavez centrò il bersaglio dal 1984 al 1987.
Pesi leggeri. Categoria nata nel 1887. Il record spetta a Benny Leonard (Benjamin Leiner) nato a New York il 7 aprile 1896, genitori ebrei, ritenuto il più grande talento della categoria. Professionista a soli 15 anni, boxe di rara eleganza, sul ring alla media di due incontri la settimana per molte stagioni. Uno dei pochi a spedire KO il tostissimo Kilbane. Conquista la cintura dei leggeri il 26 giugno 1917 a 21 anni e la mantiene fino al 15 gennaio 1925 (7 anni e 7 mesi). Il mondo del cinema lo adorava, amico di Charlie Chaplin, girò il film “Pugni volanti”, si esibì anche in teatro. Ma il pugilato era la sua vita e tale restò fino alla morte. Avvenuta la sera del 18 aprile 1947 sul ring di New York, mentre arbitrava. Era salito sul ring di nascosto della famiglia, che non voleva che anche il più piccolo seguisse la strada dei due fratelli. Quando lo confessò i genitori strillarono il loro dissenso, il padre in particolare, che cambiò idea quando il figlio tirò fuori i 5 dollari della borsa. Chiedendo: “Bravo Benny, quando ricombatti?”. Sia pure a distanza, lo segue Joe Brown (5 anni e 8 mesi), tra il 1956 e il 1962. il longilineo atleta di colore, nato a New Orleans il 18 maggio 1926, detiene il record delle difese (11) aveva pugno e anche malizia nella battaglia. I suoi pugni erano viziati dalla volontà di ferire l’avversario. Strisciava il guantone con tale abilità che gli arbitri raramente si accorgevano della scorrettezza. Anche il portoricano Carlos Ortiz il grande avversario di Duilio Loi, dopo i tre match con Duilio, scende di categoria, detenendo il titolo dal 1962 al 1968, salvo una breve parentesi (1965). Nel 1902 regnò Joe Gans e nel 1930 fu la volta di Tony Canzoneri, l’ennesimo italiano, diventato USA. In tempi più recenti il panamense Roberto Duran regnò dal 26 giugno 1972 al 21 gennaio 1978 (5 anni e mezzo), lasciando per salire nei superleggeri. Merita una citazione particolare Alexis Arguello (77-8) non solo il più grande campione del Nicaragua ma in assoluto. Nato il 19 aprile 1952, nel 1968 a 16 anni passa professionista e nel corso di una carriera durata fino al 1995, conquista il titolo mondiale di tre categorie. La prima nei piuma (1974), superpiuma (1978) e appunto leggeri (1981). Ero a bordo ring, quando il 4 febbraio 1979 a Rimini, concesse la rivincita al portoricano Alfredo Escalera, che il 28 gennaio 1978 aveva detronizzato dalla cintura superpiuma WBC, che deteneva dal 1975. Sul ring di Bayamon, località balneare del Portorico, Arguello spediva il campione KO al 13° round. A distanza di 13 mesi i due si ritrovano di fronte. Arguello diede spettacolo: elegante e potente, fece contare Escalera ben quattro volte, prima che l’arbitro Poletti decretasse la fine della sfida al 13° round, con Escalera incapace di stare in piedi. Nonostante l’inferiorità tecnica lo sfidante si battè come un leone. Quel confronto figura al 40° posto dei più grandi match al mondo. Ebbi modo di intervistarlo, trovandolo gentilissimo e disponibile. Ci provò nel 1982 anche da superleggero, battuto dall’afroamericano Aaron Pryor, la cui esuberanza agonistica era talmente esasperata da creare il sospetto, ci fosse l’aiuto chimico. Il primo ritiro nel 1986 e il ritorno nel 1994 a 42 anni. Come sempre in questi casi la nostalgia del ring non produce nulla. A Giochi di Pechino 2008 è il portabandiera del Nicaragua. Sandinista ma anticomunista, nel 1985, venne esiliato e i beni confiscati. Si trasferisce a Miami in Florida, dove diventa l’idolo che cubani fuggiti e anticastristi. Alla caduta del governo sandinista nel 1990, torna in Nicaragua, fedele alla sua visione politica. Nel novembre 2008 viene eletto sindaco di Managua la capitale. La sua morte avvenuta il primo luglio 2009 è ancora avvolta nel mistero, anche ufficialmente si è trattato di suicidio.
Pesi superleggeri dal 1921. Spetta il primo posto al colombiano Antonio Cervantes (67-12-1), attivo nei pro dal 1964 al 1983, carriera lunghissima, per la maggior parte nei superleggeri, dove dal 28-10-1972 al 2-8-1980, fu campione per la WBA. Ovvero 5 anni e nove mesi. Nessuno come lui, neppure il grande Julio Cesar Chavez, orgoglio del Messico, che mantiene il primato della presenza del pubblico per la sfida del 20 febbraio 1993 contro Greg Haugen (USA) allo Stadio Azteca davanti a 136.274 spettatori, togliendo il primato al famoso incontro del 23 settembre 1926 a Filadelfia dove si affrontarono i massimi Jack Dempsey e Gene Tunney che vinse il match. Quella sera erano presenti 120.557 spettatori. Delle tre cinture iridate (superpiuma, leggeri e superleggeri) quella dei superleggeri rappresenta la più lunga dal 15 maggio 1989 al 29 gennaio 1994 (4 anni e 7 mesi), un soffio avanti al nostro grande campione Bruno Arcari (4 anni e 6 mesi) che lasciò la chiuse la carriera da campione. Julio Chavez nasce a Ciudad Obregon il 12 luglio 1962 e debutta il 5 febbraio 1980, non ancora diciottenne. Restando imbattuto (83 vittorie e un pari) fino al 29 gennaio 1984, superato per split decision da Franckie Randall a Las Vegas, che gli infligge anche il primo kd della carriera, oltre a ben tre richiami per boxe scorretta. Nella rivincita, quattro mesi dopo, rimette a posto le cose, battendolo per kot all’ottavo round (ferita), avanti per i tre giudici, riprendendosi la cintura WBC dei superleggeri. Carriera terminata il 17 settembre 2005 (45 anni) a Phoenix, battuto per ferita al quinto round, dal modesto Grove Viley. Ininfluente per macchiare una carriera fantastica Cintura che Aaron Pryor detenne dal 2 agosto 1980 fino al 1983, guerriero furioso, con l’ombra di aiutarsi chimicamente. Tra le sue vittime Alexis Arguello l’elegante campione del Nicaragua, col quale divenne poi amico. In questa categoria anche senza essere primatisti, svettano campioni come Wilfredo Benitez, l’argentino Nicolino Loche e Barney Ross, sul quale mi dilungherò nei welter.
Giuliano Orlando (Fine prima parte)