Joel Santos a Doncaster: Mirko Ricci contro un verdetto che fa discutere
C’è un tempo giusto per fermarsi. Per riflettere. Per raccogliere pensieri che vanno oltre la rabbia di una notte e oltre l’amarezza di un verdetto. Perché quando si parla di pugilato, certe ferite non appartengono solo a chi sale sul ring, ma a chiunque questo sport lo viva davvero.Quanto accaduto a Joel Santos oltremanica, a Doncaster, nella sfida per il titolo europeo dei pesi mosca contro Conner Kelsall, ha riacceso qualcosa che da troppo tempo continua a bruciare sotto la cenere. Lo sfogo del maestro Mirko Ricci non è stato soltanto il grido di un allenatore deluso. È stato il riflesso sincero, crudo, diretto, di chi questo ambiente lo conosce profondamente e da una vita ne accetta gloria e contraddizioni.E io Mirko Ricci lo conosco. Lo conosco da tanto, da quando nella sua palestra di Lastra i professionisti erano ancora pochi. Lo conosco prima dei riflettori, prima dei titoli, prima che il suo lavoro silenzioso portasse tanti ragazzi alla ribalta. Lo conosco fuori dalle telecamere. E proprio per questo conosco la sua onestà sportiva. Quella vera. Quella scomoda. Quella che spesso lo ha reso persino troppo rigido con i suoi ragazzi, troppo diretto, troppo vero.Perché Mirko non è mai stato uno che accarezza bugie. Mai avuto peli sulla lingua. Mai avuto paura di dire ai suoi pugili quando una vittoria non meritava entusiasmi o quando una sconfitta era giusta. Ha sempre sbattuto in faccia la verità, anche quando faceva male. Ed è per questo che oggi il suo sfogo pesa. Pesa tanto. Perché arriva da un uomo che lo sport lo vive nella vittoria, sì, ma soprattutto nella sconfitta. Da uomo vero.Il tempo è passato, i successi sono arrivati, i titoli anche. Ma lui è rimasto lo stesso. Lo stesso “stronzo” nel senso più puro e autentico del termine. Irriverente, scomodo, generoso. Con quella faccia pulita di chi non si piega alla convenienza.
Ed è proprio per questo che il suo dissenso pesa.
Perché quando una figura così, uno che ha sempre accettato il verdetto quando giusto e riconosciuto il merito quando dovuto, decide di alzare la voce, allora il problema non può essere ridotto a semplice frustrazione. Diventa una riflessione più grande. Una riflessione che riguarda il pugilato intero.Da anni continuo a ribadirlo: finché il pugilato non sarà davvero meritocratico in tutto il mondo, non possiamo continuare a sorprenderci. È inutile fare i puristi solo quando fa comodo. È quasi inevitabile che quando pugili stranieri vengono qui, in Italia, paghino dazio. Fa parte di una realtà che molti conoscono, anche se pochi hanno il coraggio di dirlo apertamente.Ma il punto è un altro. Il vero paradosso nasce dopo.Perché noi italiani siamo spesso i primi a indignarci se il match in casa sembra sorridere al pugile di casa. Saliamo sul piedistallo dell’inquisizione, sfoderiamo moralismo, scriviamo, parliamo, distribuiamo lezioni di sportività come se fossimo estranei a certe logiche.Poi però accade il contrario. Quando i nostri ragazzi combattono fuori, quando a pagare sono i nostri pugili, quando mesi di rinunce, sacrifici, chilometri e sudore vengono spazzati via da verdetti che lasciano più di una ferita, allora troppo spesso tutti muti.
Ed è qui che vive l’ipocrisia più grande.
Perché il problema non è solo quando tocca a noi. Il problema è sempre. E finché ci indigneremo soltanto quando il torto cambia bandiera, resteremo complici di un sistema che continua a usare due pesi e due misure.Quello che è successo a Joel Santos oggi può succedere ancora. A un altro pugile. A un’altra palestra. A un altro maestro che dedica la vita ai propri ragazzi. E allora bisogna smetterla di aspettare che venga colpito il proprio orticello per trovare la voce.
Serve più coesione. Più onestà. Più coraggio.
Serve un’indignazione collettiva, autentica, che non abbia nazionalità né convenienza. Perché una sconfitta per superiorità dell’avversario fa parte dello sport. Una sconfitta che nasce da dinamiche che vanno oltre il ring, invece, resta una ferita aperta.Mirko Ricci oggi ha gridato il suo dissenso. E lo ha fatto da uomo di pugilato vero, di quelli che questo sport lo vivono nella vittoria ma soprattutto nella sconfitta.
Il punto ora è capire se quel grido resterà isolato… o se diventerà finalmente la voce di tutti.
Forza Joel Santos.
Forza Mirko Ricci.
Forza Padariso Lastra a Signa.
Forza pugilato italiano.