Domenico Valentino: Da Marcianise al mondo.
Un ragazzo del Sud che ha portato l’Italia sul ring del mondo
Tre Olimpiadi, un titolo mondiale, una vita dentro e fuori dal ring.
Questa è la storia di chi ha fatto della boxe la propria scuola di vita.
🥊 Intervista esclusiva a Domenico Valentino, campione dal cuore azzurro 🇮🇹
🎤 Che infanzia hai avuto? Ci sono state complicanze o difficoltà adolescenziali che ti hanno segnato e che magari il pugilato ti ha aiutato a superare?
(In che modo la boxe è stata fondamentale per la tua vita, non solo sportivamente ma anche come persona?)
🗣️ Io sono di Marcianise e negli anni della mia adolescenza non era un periodo tanto sicuro per via della Camorra. Nonostante ciò, sono rimasto con la testa sulle spalle e non ho intrapreso strade sbagliate.
🎤 Quando e come hai capito che il pugilato sarebbe diventato più di una passione?
(Chi ti ha convinto ad allenarti seriamente da ragazzo?)
🗣️ Ho capito che il pugilato era adatto a me solo dopo aver vinto il mio primo incontro, nel lontano 1999. Prima praticavo calcio, ma dopo quella vittoria dalla palestra non ne sono più uscito.
🎤 Quali figure, allenatori o episodi consideri determinanti nei tuoi primi anni di palestra a Marcianise?
🗣️ Il mio allenatore per eccellenza è sicuramente il maestro Munno, che mi ha cresciuto come uno di famiglia. Ancora oggi, dopo ben 27 anni, mi tratta così. Devo però ringraziare anche tutti gli altri: Frontaloni, Damiani, Mela, Bergamasco, Filimonov, Brillantino, Stecca, Nati, Coletta e Caldarella, che mi hanno accompagnato in questo meraviglioso percorso.
🎤 Come descriveresti il percorso con la Nazionale italiana? Qual è stato il momento più formativo per te da azzurro?
🗣️ Il mio percorso in Nazionale non ha avuto momenti negativi. Ho vinto cinque medaglie mondiali — 1 oro, 1 argento e 3 bronzi — e partecipato a tre Olimpiadi (2004, 2008, 2012). Il momento più formativo è stato nel 2003, quando da ragazzino mi ritrovai in squadra con i mostri sacri di allora: Cammarelle, Russo, Bundu, Di Corcia, Di Rocco e Pinto. Lì capii che potevo arrivare veramente lontano.
🎤 Hai partecipato a tre Olimpiadi (Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012): che ricordo ti porti dietro da ciascuna di queste esperienze? Quale occasione ti è rimasta più “incompiuta” e quale invece più arricchente?
🗣️ Tutte e tre le Olimpiadi hanno un significato diverso.Atene 2004 è stata la più positiva: ero la “scheggia impazzita” della squadra azzurra, avevo solo 20 anni e venivo da un periodo d’oro. Forse avrei meritato una medaglia, ma ai quarti contro il kazako fui derubato.Pechino 2008 fu condizionata da un problema alla mano destra e dalla sfortuna di aver incontrato agli ottavi il cubano Ugas, uno dei favoriti all’oro.A Londra 2012 arrivai da campione del mondo, ma dopo aver battuto Josh Taylor agli ottavi, inciampai nella paura di realizzare il mio sogno olimpico e feci forse uno dei miei incontri peggiori.
🎤 Cosa pensi della situazione della Nazionale di oggi, anche dopo i risultati degli ultimi Mondiali di Liverpool?
🗣️ A questa squadra manca un vero campione-leader che sappia trascinare gli altri. Però penso che sia in buone mani: Russo e De Carolis stanno facendo un ottimo lavoro e credo che presto ci riusciranno.
🎤 Nel 2009 sei diventato campione del mondo dilettanti nei 60 kg: cosa ha significato quella vittoria per te, sul piano umano e sportivo?
🗣️ Diventare campione del mondo ha dato un’impronta importante alla mia carriera, ma anche alla mia crescita personale.
🎤 Hai affrontato alcuni tra i migliori pugili del mondo: come gestivi la pressione dei grandi eventi e come affrontavi le sconfitte pesanti?
🗣️ Nella mia carriera ho affrontato i migliori della mia categoria. L’ansia la gestivo bene, anche perché facevo parte dei migliori 🤪
🎤 Nel 2007 hai incrociato Vasyl Lomachenko, che poi è diventato uno dei più grandi pugili della storia recente. Che ricordo hai di quell’incontro e cosa ti colpì del suo stile?
(Guardando oggi la sua carriera da pro, che effetto ti fa sapere di aver condiviso il ring con lui? Se avessi avuto la chance di riaffrontarlo nel professionismo, come avresti impostato il match?)
🗣️ Ti racconto un aneddoto: nel 2007, dopo la semifinale dei Mondiali di Chicago, sceso dal ring cercavo un amico per farmi una foto con Holyfield. Nessuno della squadra c’era, e all’improvviso un ragazzino mi disse in inglese “tranquillo, te la scatto io”. La sera dopo, ci incontrammo a cena e mi diede la foto sulla schedina. Quel ragazzino era proprio Lomachenko! Oltre ad averci combattuto due volte, posso anche dire che mi scattò la foto con Holyfield!
🎤 Nel 2017 hai deciso di passare al professionismo: quali sono state le motivazioni principali dietro quella scelta?
🗣️ Il passaggio al professionismo è nato da un momento negativo nel 2016, per vari motivi anche personali. Non riuscivo più a trovare stimoli nel dilettantismo.
🎤 Quali sono stati gli aggiustamenti più difficili da fare a livello tecnico, fisico e mentale per adattarti al professionismo?
🗣️ Non ho voluto stravolgere il mio modo di boxare da dilettante. Ho solo portato quella boxe su più round: a volte paga, a volte no (vedi Usyk), che non ha cambiato nulla rispetto a quando era dilettante.
🎤 Nel 2018 hai vinto il titolo italiano dei pesi leggeri da pro: che significato aveva quel titolo rispetto ai grandi traguardi conquistati da dilettante?
🗣️ Tante volte hanno paragonato un titolo italiano pro a un mondiale dilettante… beh, io li ho vinti entrambi 🤪
🎤 Se ripensi ai tuoi match da professionista, ce n’è uno che ti ha dato la maggiore soddisfazione e uno che ti ha lasciato il segno più profondo?
🗣️ Il match più significativo è stato sicuramente l’Europeo contro Patera. Con quella vittoria, che penso di aver meritato, sarei potuto diventare campione europeo e forse si sarebbero aperte anche le porte per un mondiale, visto che il titolo allora lo aveva Pedraza, che avevo battuto in finale ai Mondiali.
🎤 Molti pugili si scontrano con la domanda “Cosa fare dopo il ritiro?”. Tu come stai vivendo questa fase e quali progetti stai portando avanti (allenatore, scuole di boxe, ruolo istituzionale, media)?
🗣️ Fortunatamente non ci ho mai pensato troppo, anche perché faccio parte della Polizia di Stato e oggi, grazie alle Fiamme Oro, sono tecnico del settore giovanile di Caivano.
🎤 Che consigli concreti daresti a un giovane di 15–18 anni che sogna la Nazionale e magari le Olimpiadi? Quali errori dovrebbe evitare?
🗣️ L’unico consiglio che posso dare è di credere sempre nelle proprie capacità, inseguire i propri sogni e obiettivi: nulla è impossibile.
🎤 Guardando al movimento pugilistico italiano, cosa andrebbe migliorato per valorizzare i talenti (formazione, supporto economico, circuiti internazionali)?
🗣️ Il pugilato italiano non sta passando un gran periodo, ma penso che tecnici come Russo e De Carolis sapranno rialzarlo, affiancati da validi maestri.
🎤 Cosa non rifaresti della tua carriera e come vorresti essere ricordato nel mondo della boxe: per le vittorie, per la costanza, per il coraggio o per qualcos’altro?
🗣️ In 27 anni di carriera rifarei tutto, anche il passaggio al professionismo in tarda età. Il mio sogno era la medaglia olimpica e ci ho provato fino a quando ho potuto. Il resto è storia.