Pugilato 2026: Wilder torna protagonista, Dubois domina Wardley, Joshua rischia, Usyk in Egitto e il caos mondiale tra massimi, piuma e boxe femminile
E’ il momento dei giganti. Dubois torna campione. Boxe nella terra dei Faraoni con Usyk. Il caso Vianello. Altro rinvio per Imane Khelfi.
Tornano sul ring i grossi calibri e promettono di essere protagonisti assoluti. Ha Iniziato l’ex campione di Tuscaloosa in Alabama, Deontay Wilder, 40 primavere, pro dal 2008, dopo i Giochi di Pechino, dove colse il bronzo, fermato in semifinale dal nostro Clemente Russo. Campione WBC dal 2015 al 2020, con una serie impressionante di KO. Il suo regno termina il 22 febbraio 2020 a Las Vegas, ad opera dell’inglese di origine Rom e irlandese di nascita Tyson Fury, genio e sregolatezza assolute, che lo batte prima del limite. Anche se non è più riuscito a tornare campione, “The bronze bomber” come venne denominato ai tempi d’oro non ha mai smesso. Dal 2020 al 2026, ha combattuto una volta all’anno con alterna fortuna. Nel 2021 riperde da Fury sempre a Las Vegas, KO all’undicesima, dopo un match di grande violenza. L’anno dopo a New York mette KO al primo round lo svedese Robert Helenius. Nel dicembre 2023 l’australiano Joseph Parker lo batte nettamente sui 12 round, in palio l’International WBC e l’Intercontinental WBO. Sei mesi dopo a Ryad (Emirati Arabi) Zhilei Zhang, lo mette KO al quinto round. Il cinese, classe 1983, alto 2 metri è un vero fenomeno di longevità. Tira i primi pugni nel 1998 a 15 anni, nel 2008 arriva in finale ai Giochi di Pechino, contro il nostro Roberto Cammarelle che lo pone KO nel quarto e ultimo round. Si ripresenta a Londra nel 2012 e viene superato dall’inglese Joshua nei quarti. Edizione che passerà alla storia per il furto perpetrato ai danni di Roberto Cammarelle, che sul ring in finale aveva battuto nettamente il londinese, ma un accordo tra l’AIBA e l’organizzazione prevedeva Joshua campione olimpionico. Uno scandalo che confermava per l’ennesima volta la disinvoltura inglese a raggiungere gli scopi. Zhang nel 2013 si trasferisce negli USA e inizia la carriera nei pro. Combatte da quasi trent’anni, tredici nei pro ed è ancora in attività. Torno a Wilder, che nel 2025 risale sul ring contro il modesto connazionale Tyrrell Anthony Herndon del Texas, battuto per KO alla settima ripresa. L’ultima fatica lo scorso aprile a Londra, contro Derrek Chisora che disputa il match d’addio, deciso a vincere. Wilder non è dello stesso avviso e ingaggia una battaglia all’americana, ovvero scambi prolungati, con l’inglese sempre avanti a l’americano a fermarlo con montanti e diretti. Chisora subisce due conteggi anche se non smette di avanzare. Il verdetto premia giustamente Wilder sia pure per split decision, E adesso? Il non più verde ex campione è pronto per rientrare nel grande gioco. La scorsa settimana alla Live Arena di Manchester, evento allestito da Frank Warren, l’atteso derby tra Fabio Wardley (20-1-1) 31 anni, e Daniel Dubois (23-3), 28 anni, entrambi passati pro nel 2017. Il primo mette in palio il fresco titolo WBO, conquistato nell’ottobre scorso sul ring della 02Arena, la struttura che accolse il pugilato ai Giochi del 2012. Nell’occasione l’inglese disputa una prestazione convincente contro l’australiano Joseph Parker spedito KO all’undicesima ripresa. Inizialmente la sfida valeva il titolo ad interim, diventato poi assoluto. Dubois riprovava a tornare campione dopo essersi inchinato due volte all’ucraino Olek Usyk (23), nel 2023 e nel 2025, sconfitto entrambe le volte prima del limite. In mezzo ai due stop, il 21 settembre 2024 a Wembley, la vittoria brutale nei confronti di Anthony Joshua, fatto contare nella prima, terza, quarta e quinta ripresa, prima del definitivo KO. In palio il titolo IBF. Dopo questa batosta pensavo che il buon senso, facesse decidere il pugile e chi lo guida di appendere i guantoni al chiodo. Mi ero sbagliato. Lo scorso dicembre a Miami, l’ormai stagionato Joshua (36 anni) saliva sul ring contro Jake Paul un non pugile, che ultimamente si è trasformato in organizzatore, ingaggiando tutte le campionesse mondiali e allestire sfide femminili di vertice. Ha già iniziato e pare anche con successo. In attesa di una sfida con Tyson Fury, 37 anni, vittorioso sul russo Arslanbek Makhmudov ai punti, mentre il nostro Guido Vianello lo ha battuto prima del limite, il WBC lo ha messo al primo posto, sopravanzando Lawrence Okolie, Moses Itauma, Anthony Joshua, Filip Hrgovic, Richard Torrez Jr., Frank Sanchez e Bakhodir Jalolov. Scelta commerciale che presagisce come si stia già lavorando per il confronto con Joshua, che salirà sul ring a Ryad il 25 luglio, affrontando Kristian Prenga (20-1), albanese di nascita, un anno meno del rivale, pro dal 2016, iniziando in Germania, per trasferirsi in Canada e nel 2022 approdare negli USA (New Jersey) dove risiede e dove ha disputato gli ultimi dieci incontri. Tecnicamente è modesto ma fa male, come dimostrano le venti vittorie tutte per KO. Una sola sconfitta clamorosa, contro il carneade Giovanni Auriemma (2-6-2), nato a Maddaloni e nazionalizzato “orange”. Nel 2017 in Olanda, Prange incappa nella prima e unica sconfitta ai punti sui sei round. Il fatto clamoroso è che tre mesi addietro lo aveva messo KO. Pronostico tutto per Joshua, che dovrà evitare di essere colpito avendo ormai la mascella di cristallo. A Manchester non sono mancate le emozioni, L’avvio è tutto per Wardley, che nel primo e terzo tempo infligge due conteggi a Dubois, in verità non drammatici, ma che confermano la sensibilità ai colpi di Daniel. Un match su ritmi alti, spettacolare che dal quarto tempo inizia a cambiare direzione. Merito del gigante di Greenwich in pieno recupero che si affida al sinistro e trova spesso bersaglio. A peggiorare la situazione per il campione una ferita alla radice del naso che sanguina parecchio. Ferito anche all’occhio sinistro, Wardley non riesce più a replicare e Dubois aumenta il ritmo costringendo l’avversario alla difesa. L’arbitro chiama il medico per le ferite, che lascia proseguire. La sfida finisce nella penultima ripresa, con la resa del pugile di Ipswich non più in grado di difendersi, giustamente fermato. Un match superiore alle attese, molto applaudito dal pubblico. Anche se Dubois ha vinto alla grande una rivincita potrebbe starci. Frank Warren ha definito il match come il migliore di quelli da lui allestiti. Resta da vedere quali sono i piani futuri. Sicuramente il 23 maggio all’ombra o al sole delle Piramidi di Giza in Egitto, dove l’emiro saudita Turki Alalshikh ha portato la boxe, il campione sarà presente. Nell’occasione rivedremo Olek Usyk impegnato si fa per dire, contro Rico Verhoeven, il cui record è straordinario come kickboxing, tutto da scoprire da pugile. Personalmente queste sfide non mi fanno impazzire e quindi il match in questione mi lascia perplesso. In Egitto era in programma anche Guido Vianello contro il congolese residente in Scozia, Martin Bakole (21-2-1), saltato all’ultimo momento per l’inopinata rinuncia dell’africano. Il procuratore dell’italiano, Simone D’Alessandri è venuto a sapere il motivo del forfait: “Il pugile e il suo procuratore in lite da tempo, non si parlano. Mentre noi stavamo allenandoci, il pugile non sapeva di dover combattere. Quindi il disastro, del quale ha approfittato subito il clan di Richard Torrez Jr. (14) che affronta il veterano cubano Frank Sanchez (25-1), sostituendosi a noi”. Riunione contestata per l’eccessivo prezzo della pay-per-vieu: 59,99 dollari negli USA. In effetti non esaltante. L’incontro dei supermedi Hamzah Sheeraz (22-0-1) inglese di 26 anni e il tedesco Alem Begic (29-0-1), 39 primavere, attività quasi tutta in Austria contro avversari modesti, appare troppo squilibrata, per un match che assegna il WBO vacante. Decisamente più incerto il match tra l’altro inglese Jack Catterall (32-2), 32 anni, contro l’imbattuto coetaneo uzbeko Shakhram Giyasov (17), argento ai Giochi di Rio nel 2016. La sfida femminile tra la giapponese Mizuki Hiruta (10) titolare supermosca WBO e l’australiana Mai Soliman (10-1) residente in Egitto, non sembra sollevare entusiasmi. Il resto della riunione riservata a pugili alle prime armi. Tornando alla riunione di Manchester, da segnalare l’impresa di Zak Chelli (17-3-1), mamma Concetta è nata a Battipaglia, che ha costretto alla resa il favorito cubano David Morrell (12-2) ex campione supermedi e mediomassimi, (unica sconfitta contro David Benavidez). Al debutto in Europa, il doppio oro olimpico (Tokyo e Parigi), l’uzbeko Bakhodir Jalolov (17) batte il croato Agron Smakici per abbandono all’ottavo round. Jalolov ha fatto sapere che punta a vincere anche l’oro dei Giochi 2028. Un vero scandalo, che la World Boxing dovrebbe vietare. Jalolov, professionista dal 2018, si allena negli USA con i migliori pro, toglie di fatto ai dilettanti l’opportuna della vittoria più prestigiosa, unica ogni quattro anni. Mentre i professionisti, con le varie sigle hanno numerose possibilità importanti. Una normativa approvata dal CIO, che cancellava il divieto ai pro di accedere ai Giochi e che sarebbe ora per alcune discipline di cancellare. Altri risultati: Jack Rafferty (27-0-1), 30 anni, contro l’esperto Ekow Essuman (22-3) ha dato spettacolo chiudendo la sfida al sesto round. Anche il mediomassimo Bradley Rea (22-2) costringe alla resa Liam Cameron (24-8-1), per l’Intercontinentale WBA. Il gallese Gavin Gwynne (19-4-2) supera di misura Khaleel Majid (16-1). L’algerina Imane Khelfi, oro a Parigi, avrebbe dovuto combattere a Parigi, il 23 aprile contro la tedesca Julia Katharina Igel (5-2) ma l’incontro è stato annullato, per i soliti problemi riguardati la situazione della transgender africana. Evidentemente non ha superato gli esami richiesti. Lei stessa aveva confessato di aver fatto ricorso ad un trattamento ormonale per ridurre il livello di testosterone già prima delle Olimpiadi di Parigi. Ammetteva di possedere il gene SRY, sul cromosoma Y, che segnala la mascolinità. Recentemente dichiarava di voler bissare a Los Angeles 2028 l’oro di Parigi. Stando la situazione, non sembra una strada facile. I media presentavano la sfida come il debutto da pro. Informazione sbagliata. Il 23 novembre 2023 la Khelfi, sul ring di Singapore aveva battuto la thailandese Suwanon Antana (4-14) per KO al terzo round in un match previsto sei riprese. Il medio massimo olandese Gradus “The Champ” Kraus (11+,10 ko), 24 anni, lunga attività da dilettante (2014-2024), definito il Verstappen del pugilato, al Top Sport Centrum di Rotterdam, mette Ko al secondo round, l’inglese Theo Brooks (5-1). Lo scorso novembre sempre a Rotterdam, batte il tedesco Rostam Ibrahim KO2, vincendo la cintura continentale dell’ente, che lo pone al n. 14. Nel 2023 a Montecarlo batte il fuoriclasse cubano Arlen Lopez, oro olimpico 2016 e 2020. Superato due volte da Alfred Commey, nel febbraio 2022 a Sofia e in finale agli europei U22 a Porec.
Il messicano Rafael “El Divino” Espinoza (28.0 ) campione Wbo dei pesi piuma è in cerca di altri titolo di sigla e spera che l’occasione si materializzi il 12 settembre in Arabia Saudita, data in cui verrà salirà di nuovo sul ring. Il 32enne di Guadalajara è riconoscente nei confronti di Eddy Reynoso e Saul Alvarez i quali lo hanno inserito nell’evento ” Messico contro il mondo” , Espinoza spera che uno degli altri campioni dei pesi piuma accetti la sfida di riunificazione Sono molto orgoglioso di far parte del Canelo Team e di Canelo e Zanfer i che mi permetteranno di combattere nella squadra del “Messico contro il mondo”. Un orgoglio e poter andare in quei paesi molto lontani, e di essere uno dei protagonisti dell’evento. – Dichiara Espinoza in un’intervista al blog di Zanfer -Motivato e desideroso di alzare la mano e gridare ‘Lunga vita al Messico’ Il 12 settembre a Ryadh è la data del confronto tra tra Canelo Álvarez e Christian Mbilli. Il panorame dei pesi piuma ,come abbiamo già segnalato prevede che Bruce “Shu Shu” Carrington difenderà il suo titolo WBC dei pesi piuma con René Palacios il 4 luglio a Cleveland, mentre Angelo Leo metterà in gioco il suo titolo IBF questo sabato contro Ra’eese Aleem. Se Angelo dovesse vincere, avrebbe tempo per riposarsi per poi iniziare le trattative e tornare in palestra per affrontare Espinoza El divino ” Espinoza ha vinto il titolo WBO delle 126 libbre nel dicembre 2023, quando ha sconfitto Robeisy Ramírez, e lo ha già difeso quattro volte, affermandosi come uno dei migliori pugili messicani del momento.
In Francia presso il Complexe Jean Jaures di Cherbourg, nella Mancia grande delusione per i fan ,Il 25enne peso welter imbattuto Hugo Morel pronosticato una futura star ha perso dopo 13 successi contro il messicano Chester Parada Torales (15 4 2) Una raffica di colpi al sesto round ha mandato ko Morrell in uno scontro valido per l’IBo Continental vacante . Doveva essere per Morel l’ultima tappa prima del mondiale Ibo he il suo team stava trattando . In campo femminile Isis Pizagou Logerie ha conquistato il titolo francese dei superpiuma battendo ai punti in otto round Adelaide Mary
David Benavidez ha battuto Gilberto Ramirez per diventare campione WBA-WBO dei cruiser pur rimanendo titolare Wbc dei pesi mediomassimi WBC. Una situazione abbastanza rara. Dopo il successo del 29enne di Phoenix , le voci su un possibile passaggio ai pesi massimi non hanno tardato a emergere, “El banfera roja” ha chiarito che, per ora, la sua attenzione è rivolta a un altro obiettivo.
Benavidez, ha confermato , di essere determinato a tornare nei mediomassimi per difendere il titolo WBC e cercare l’unificazione totale contro Dmitry Bivol “Continuate a chiedermi del mio futuro nei pesi massimi, ma dovreste smettare di farlo , non ho intenzione di salire nei pesi massimi”. Fisicamente non sono un peso massimo sarei in difficoltà contro avversari che hanno una struttura superiore. Forse tra cinque anni, quando il mio corpo diventerà più pesante allora sarà possibile –
Benavidez ha confermato che il suo obiettivo di sempre è affrontare il campione totale di 79,3 kg Dmitry Bivol. Il fuoriclasse russo è inattivo da più di un anno, ma il suo ritorno è previsto per il 30 maggio contro Michael Eifert in Russia, in quella che sarà la sua prima difesa della cintura IBF dopo 15 mesi di assenza dl ring . In caso di successo il promoter di David ,Sampson Lewkowicz ,cercherà subito di prendere contatto con Bivol. Benavidez ha chiarito a Izquierdazo che potrà alternarsi tra le due categorie realtà impossibile da realizzare salendo nei massimi “Sono un campione dei mediomassimi e dei pesi cruiser e sento di poter bilanciare entrambe le categorie. Posso fare una difesa a 90 kg e poi scendere e fare una difesa a 79 kg ma se salissi ai pesi massimi, non potrei poi tornare nelle categorie inferiori “
Pamela Malvina Noutcho, il 4 luglio combatterà a Roma, difesa volontaria mondiale IBO dei pesi leggeri, racconta un episodio. Quando Ellie le ha mandato un messaggio. “Poichè siamo entrambe molto credenti, mi ha trasmesso un passo della Bibbia. Proprio uno dei passi che io preferisco. Ho apprezzato tantissimo questo suo pensiero, mi ha toccato profondamente e la ringrazio per la delicatezza che ha dimostrato”. Pamela dal 14 al 20 giugno sarà in Spagna. Dove farà i guanti con Sheila Martinez, Katharina Thunderz e Hannah Robinson. Una visita speciale nella palestra della Bolognina Boxe. Ellie Scotney, “L’Indiscussa”, la pugile inglese detentrice di quattro Cinture mondiali nei Super Bantam, era qui. Lo aveva promesso, tempo fa, alla sua amica Pamela, che un giorno avrebbe preso l’aereo da Londra e sarebbe passata a salutarla. A Bologna. Lo ha fatto. In un pomeriggio di belle emozioni. Eccezionale, nel contesto del nostro pugilato di oggi. La palestra in pieno lavoro, tante ragazze e ragazzi, e bimbi. Poi loro, assediate dai giornalisti per le interviste. La “stella” di casa, Pamela Malvina Noutcho Sawa, unica italiana a detenere un titolo mondiale (nella IBO, pesi leggeri) e Lei, Ellie Scotney, la Undisputed, come si usa definire i Campioni che detengono contemporaneamente tutte le quattro cinture mondiali più importanti. Vale a dire, quelle di Sigle prestigiose come WBA, WBC, IBF e WBO. Unificandole. Oltre alla cintura di The Ring Magazine, che ne certifica l’impresa. La londinese Ellie Scotney è una che ha realizzato questa performance. Dunque, non è una Campionessa qualunque. E’ di più. Decisamente di più. E’ già nella storia. Sono soltanto in quattro, attualmente, nella Boxe mondiale Femminile, a possedere contemporaneamente questi Titoli. Le quattro corone delle Sigle più popolari (WBA, WBC, IBF, WBO) più il riconoscimento di The Ring. Le altre Pugili Undisputed, cioè “Indiscusse”, sono la statunitense Claressa Shields nella massima categoria, quella degli Heavyweight; la neozelandese Cherneka Johnson nei Bantamwight (i pesi gallo) e l’americana Gabriella Fundora nella categoria dei Flyweight (pesi mosca). Un’altra pugile britannica, la scozzese Lauren Price, detiene quattro titoli mondiali. Ma uno di questi titoli – pur avendo valore – non è per ora valutato come Big Four. Ventottenne, nata a Levisham popoloso quartiere di Londra a sud-est di Charing Cross, e residente nel vivace quartiere di Catford, Ellie Scotney esattamente un mese fa conquistava anche il titolo WBA nella categoria di peso dei Super Bantam (i supergallo). L’ultimo che le mancava. Aggiungendolo alle tre cinture già in suo possesso, e messe in palio in occasione del combattimento con Mayelli Flores Rosquero, il 5 aprile, all’Olympia londinese, in Kensington. Una vittoria che ha permesso ad Ellie di raggiungere il top della gloria. Match aspro. Tenere sotto controllo un’avversaria agguerrita come la messicana Flores è stato tutt’altro che semplice. Però, alla lunga, il senso tattico della Scotney e la sua ottima preparazione le hanno permesso di prevalere. Conservando l’imbattibilità (12 match da Professionista, altrettante vittorie). La boxe di Ellie Scotney è tecnicamente ordinata e limpida. Possiede un ottimo senso del controllo, un abile uso del jab e conseguentemente sa tenere bene la distanza. Sorretta da buoni fondamentali, esprime movimenti puliti. E porta colpi con tempismo e precisione. E’ difficile da colpire. Da quando è allenata da Shane McGuigan, lo stile di pugilato di Ellie Scotney è diventato più dinamico e anche più incisivo in fase d’attacco. Racconta. “Quando mi dicono che sono brava, rispondo che sono brava perchè lavoro tanto in palestra. Cercando sempre di migliorare, di crescere”. “Questo viaggio in Italia? Sono venuta qua per passare dal Quartiere generale di Champion Europe, a Carpi. Poi, per vedere la città di Bologna e per venire a salutare la mia amica Pamela. Ci conosciamo bene. Lei è stata a Londra, ci siamo allenate, abbiamo fatto i guanti insieme. E debbo dire che ogni volta l’ho vista migliorata, ed è stato importante anche per me: perchè assieme a lei crescevo anch’io. Dunque, uno scambio reciproco”. Progetti nuovi? “Sì, ho in mente di arrivare ad un altro titolo. In modo diverso”. Pamela? “Oltre ad essere una Campionessa ed una amica, è una ragazza con grande cuore”. E Pamela ricorda la prima volta, a Londra, nella palestra dove Ellie si allenava. “E’ stato due anni fa. Io dovevo preparare l’Europeo, lei era già slanciatissima campionessa del mondo e dunque popolare e molto considerata. Pensavo di trovarmi davanti una ragazza che si sentisse superiore, che ostentasse la sua bravura e il suo livello. E dunque mi aspettavo una persona un po’ arrogante. Invece no. Tutto il contrario! Lei, Ellie Scotney, è stata molto accogliente, sorridente, mi ha accettato immediatamente con simpatia, con la battuta pronta. Mi ha messo a mio agio. Poi, però, sul ring era un’altra. Faceva sul serio. Non potevo permettermi di distrarmi neanche un attimo. Quando si è lì, fra le sedici corde, è il pugilato a parlare. Anche in allenamento. Colpo dopo colpo, abbiamo collaudato diverse situazioni. E’ stato bello e molto utile. E ancor di più nelle volte successive, quando sono tornata a Londra per fare i guanti con Ellie”
Giuliano Orlando