Shakur Stevenson di fronte a una scelta difficile: il suo nuovo sfidante è l’amico Keyshawn Davis
Shakur Stevenson è sempre stato considerato uno dei pugili più ambiziosi e disposti ad affrontare chiunque, ma ora si trova davanti a una delle scelte più delicate della sua carriera. Dopo essersi laureato campione mondiale WBO dei pesi superleggeri battendo Teofimo Lopez, il 28enne di Newark potrebbe dover difendere il titolo contro un avversario che non avrebbe mai voluto affrontare: il suo grande amico Keyshawn Davis.
Il recente passaggio di Stevenson ai superleggeri ha segnato un traguardo storico. Con quella vittoria, è diventato il terzo pugile più giovane della storia a conquistare titoli in quattro diverse categorie di peso, dimostrando ancora una volta di essere uno dei talenti più raffinati e intelligenti della boxe moderna. Ma i trionfi, nel mondo del pugilato, portano sempre con sé nuove sfide.
Pochi giorni dopo il successo, la WBC ha deciso di spogliarlo del titolo dei pesi leggeri, una mossa che ha complicato i suoi piani futuri. Stevenson deve ora decidere se tornare nei 135 libbre, dove non avrebbe però più una cintura da difendere, restare nei 140 per consolidare la sua supremazia nei superleggeri oppure spingersi oltre, verso i welterweight, in cerca di una quinta divisione mondiale.
A rendere la situazione ancora più complicata ci ha pensato la brillante vittoria di Keyshawn Davis, suo grande amico e compagno di scuderia, che nella stessa serata — sullo stesso evento in cui Shakur ha conquistato la cintura WBO — ha battuto Jamaine Ortiz con una prestazione dominante. Quella vittoria ha proiettato Davis direttamente al primo posto del ranking WBO dei superleggeri, rendendolo di fatto lo sfidante obbligatorio al titolo detenuto da Stevenson.
Il problema? Stevenson ha dichiarato pubblicamente più volte che non affronterebbe mai Davis, se non per una cifra astronomica. In un’intervista, il campione è stato chiaro:
“Capisco che la gente non comprenda il nostro rapporto, ma Keyshawn è come un fratello per me. Non ho alcuna intenzione di combattere mio fratello di fronte al mondo. Siamo entrambi troppo competitivi, e uno dei due dovrebbe perdere. Questo rovinerebbe la nostra amicizia. A meno che qualcuno non ci offra 500 milioni di dollari — una cifra che metta al sicuro le nostre famiglie per generazioni — non se ne parla proprio.”La sua posizione è chiara: il rischio emotivo supera il guadagno sportivo. E in un mondo dove il denaro guida spesso le scelte dei pugili, le parole di Stevenson dipingono un quadro raro di lealtà e rispetto.
Per fortuna, al momento, il rischio concreto che l’incontro venga ordinato è basso. La WBO non sembra intenzionata a imporre immediatamente la difesa obbligatoria, e molti esperti ritengono che Davis non rimarrà a lungo nella categoria dei 140 libbre. La sua attenzione, infatti, sembra già orientata verso una nuova sfida: un match nei welter contro il campione WBO Devin Haney, che ha espresso interesse per sfidarlo dopo la recente vittoria.
Resta comunque il dilemma per Stevenson. Restare nei superleggeri potrebbe significare difendere il titolo o affrontare decisioni politiche difficili all’interno delle federazioni. Tornare ai leggeri lo rimetterebbe in corsa per una nuova cintura, ma senza un immediato sbocco di grande richiamo. E un salto ai welter, contro gente come Haney o Spence, rappresenterebbe una sfida fisica enorme anche per un talento del suo calibro.
Shakur Stevenson, oggi tra i pugili tecnicamente più completi e strategicamente lucidi del pianeta, si trova dunque davanti a un bivio. Finora, ha costruito la sua carriera accettando ogni sfida, dimostrando di saper vincere con eleganza e disciplina. Ma ora, per la prima volta, il suo principale avversario non è un rivale sul ring, bensì la sua stessa etica: la volontà di non mettere in gioco un legame umano in nome di un titolo.
Il pubblico e gli analisti si dividono: alcuni credono che, prima o poi, la tentazione economica sarà troppo forte, altri pensano che Shakur manterrà fede alla parola data. Intanto, l’unica certezza è che la prossima mossa di Stevenson — quale che sia — avrà un impatto duraturo sul suo futuro e sulla narrazione del pugilato moderno.