Notte amara in Florida: Stephanie Silva intossicazione e un verdetto che fa discutere
È successo davvero di tutto in Florida, in una notte americana che lascia l’amaro in bocca e una ferita aperta per l’intero movimento pugilistico italiano. Doveva essere una notte da sogno, una notte mondiale, una notte di consacrazione. Per Stephanie Silva doveva essere il momento più alto della carriera. E invece si è trasformata in una delle pagine più dure e controverse.
Nella notte tra il 10 e l’11 dicembre, a soli due giorni dal peso ufficiale, Stephanie Silva è stata colpita da un improvviso malessere, riconducibile a una possibile intossicazione alimentare, la stessa che ha coinvolto anche altri atleti presenti all’evento. La preoccupazione è stata immediata. Dopo accurati controlli in un ospedale americano, i medici hanno però escluso qualsiasi rischio per la sua salute, rassicurando tutto il team.
A quel punto è stata presa una decisione difficile ma necessaria: mettere la salute prima di tutto. In accordo con l’atleta e con lo staff, si è scelto di pensare esclusivamente al recupero delle energie, permettendo a Stephanie di mangiare e bere quanto necessario, senza l’assillo del peso. Ogni passo è stato seguito da medico e nutrizionista. La priorità era una sola: farla stare bene.
La conseguenza è stata inevitabile. Al peso ufficiale, Stephanie Silva non ha potuto rispettare il limite della categoria.
La mattina del match, dopo ulteriori consulti medici e una valutazione attenta delle sue condizioni fisiche, è arrivata un’altra scelta carica di coraggio: combattere comunque. Il mondiale non sarebbe stato assegnato all’italiana in caso di vittoria, ma Stephanie ha deciso di salire ugualmente sul ring. Con lucidità e dignità, il team ha accettato una situazione sfortunata, figlia del caso e non di leggerezze.
Nel pomeriggio dell’incontro, dopo nuove visite specialistiche e il via libera della commissione locale, Stephanie è stata giudicata idonea a combattere. Non al 100%, certo. Ma pronta a dare tutto.
È doveroso ribadirlo con forza: questo malessere non è in alcun modo legato a pratiche di taglio del peso. È stato il risultato di una semplice, seppur molto fastidiosa, intossicazione alimentare.
E poi c’è stato il ring. Stephanie ha stretto i denti. Ha sofferto. Ha combattuto. E, comunque la si voglia raccontare, ha vinto la sua battaglia.
Le valutazioni sulle scorecard e sul verdetto finale le lasciamo a chi di competenza, magari dopo aver realmente visto l’incontro. Ma una riflessione è inevitabile: la credibilità e la serietà di un sanctioning body passano anche e soprattutto
dalla qualità dei suoi giudici.
Il manager Rolando Frascaro invita chiunque a prendersi le proprie responsabilità nelle sedi opportune per la diffusione di notizie false o distorte, diverse da quanto realmente accaduto e riportato in questo comunicato.
E poi resta l’ultima battaglia. Quella più amara. Un verdetto accolto dai fischi del pubblico presente, come si può chiaramente sentire dal video della proclamazione. Un pensiero che va a tutti coloro che in Italia predicano meritocrazia quando si tratta di pugili stranieri, per poi vederci derisi all’estero con cartellini surreali, come il 100-90 assegnato alla campionessa Artiga.
Noi siamo con Stephanie Silva.
Siamo con lei e con tutta la delegazione italiana che era lì, a testa alta, a rappresentare il nostro movimento.
Perché certe sconfitte, anche quando arrivano su carta, raccontano molto più coraggio di tante vittorie.