Nathaniel Collins: Il Guerriero Mascherato
Nathaniel Collins: Il Guerriero Mascherato che Sfida il Destino per Diventare Re del Pugilato
Essere tra i migliori non si misura solo con i colpi, la tecnica o il record. Si misura con il coraggio di alzarsi quando il corpo dice “basta”, con la capacità di trasformare il dolore in propulsione, e con la forza mentale di guardare in faccia la sconfitta – e ridere.
Nathaniel Collins, 29 anni, originario di Glasgow, incarna questa filosofia come pochi. Sabato sera, al Braehead Arena, affronterà il campione europeo in carica Cristobal Lorente per il titolo dei pesi piuma (126 libbre). Ma questa non è solo un’altra sfida: è un passaporto diretto verso il firmamento del pugilato mondiale. Una vittoria lo proietterebbe infatti nella corsa al titolo mondiale WBC – e con esso, verso incontri trasformativi, ingaggi da sogno e il riconoscimento globale che finora gli è sfuggito.
Eppure, per capire chi è davvero Nathaniel Collins, bisogna andare ben oltre il ring.
Nato per Combattere – Letteralmente
Collins è venuto al mondo con una condizione rara e potenzialmente fatale: la gastroschisi. A causa di un difetto nella parete addominale, i suoi organi interni si svilupparono fuori dal corpo. Fu sottoposto a interventi immediati e trascorse mesi in un’incubatrice.
“Sono nato combattendo – e quella lotta è sempre stata dentro di me,” ha detto.
Quella frase non è retorica. È la colonna sonora della sua vita.
Una Vita di Ostacoli – e di Rinascite
Da adolescente, un terribile incidente stradale lasciò lui e altri quattro passeggeri intrappolati in un’auto ribaltata. Collins finì su una sedia a rotelle, poi sulle stampelle, con gravi problemi al ginocchio. Depresso e smarrito, abbandonò il pugilato, si trasferì in Francia e lavorò come barman durante la stagione sciistica. Tornò in Scozia con oltre 20 chili in più e un futuro incerto.
Ma qualcosa dentro di lui non si era spento.
Dopo una profonda crisi di identità – e una serie di sedute con un ipnoterapeuta che lo aiutò a “lavare via i pensieri negativi” – Collins tornò al pugilato con una nuova mentalità. Vinse i Campionati Scozzesi, rappresentò la Scozia ai Giochi del Commonwealth in Australia nel 2018, e lanciò una carriera da professionista che lo ha portato a conquistare i titoli britannico, del Commonwealth e WBC Silver.
Poi, nel maggio 2024, il colpo più duro: un’occlusione intestinale acuta lo costringe a un intervento d’urgenza di otto ore. I medici non gli garantiscono che potrà tornare a boxare. Anzi: gli dicono che potrebbe dover vivere con una sacca per stomia.
“Mi hanno dato la massima dose di morfina e il dolore era ancora a 10. Quando il chirurgo mi ha detto ‘Il tuo intestino sta per esplodere’, ho pianto. Non pensavo al pugilato – pensavo a sopravvivere.”
Eppure, appena fisicamente possibile, Collins ha corso un’ultramaratona. Due giorni dopo l’ultima vittoria, ha partecipato a una gara Hyrox – una combinazione estrema di fitness e resistenza. Perché per lui, fermarsi non è un’opzione.
La Maschera e lo Spirito Guerriero
Sul ring, Collins indossa una maschera durante l’ingresso – un omaggio al leggendario Michael Katsidis, che da bambino lo affascinò con il suo elmo da guerriero spartano. Ma dietro quella maschera non c’è teatralità: c’è un uomo profondamente umano, un padre devoto (la figlia Izzy ha il nome sulla cintura dei suoi pantaloncini), un compagno presente, e un atleta con una resilienza quasi sovrumana.
Il suo manager, Sam Kynoch, lo descrive così:
“Ha il cane dentro. È nato per competere. Non ti devi mai preoccupare quando le cose si fanno dure – lui è fatto per quelle situazioni.”
E gli esempi non mancano:
- Nella vittoria contro Francesco Grandelli, un colpo di gomito gli spostò il naso di lato. Boxò nove round senza poter respirare, sanguinando copiosamente.
- Dopo l’intervento al colon, non poteva salire le scale. Dormì in salotto per un mese. Eppure, appena glielo permisero, tornò ad allenarsi.
Sabato Sera: Il Passo Verso la Gloria
La sfida contro Cristobal Lorente è un eliminatoria finale per il titolo mondiale WBC. La stessa WBC ha dichiarato pubblicamente che, in caso di vittoria, Collins sarà “next in line” per il titolo mondiale.
Il panorama è complesso:
- Il campione Stephen Fulton sta salendo di categoria e potrebbe non tornare ai 126 libbre.
- L’interim champion Bruce “Shushu” Carrington (USA) è il candidato più probabile per un eventuale titolo vacante.
- Ma c’è anche un’opzione esplosiva: un classico derby Scozia-Inghilterra contro il campione WBA Nick Ball di Liverpool, con cui c’è già stato un conto in sospeso.
“Se gli offrissero Nick Ball, lo prenderebbe subito,” dice Kynoch. “Ma prima, deve vincere – e farlo in modo spettacolare. Perché nel pugilato di oggi, i titoli aprono porte, ma lo spettacolo le spalanca.”
Il Paradosso di un Campione “Invisibile”
Nonostante un record di 17 vittorie (8 KO) e titoli rilevanti, Collins non è ancora entrato nell’immaginario collettivo del grande pubblico. Il pugilato moderno è frammentato: tanti promoter, tante piattaforme, tanti titoli. Senza un volto riconoscibile o un grande evento mediatico, anche i migliori possono passare inosservati.
Ma la sua vittoria schiacciante in 4 round contro Lee McGregor – sul palco del The Hydro, sotto gli occhi di Josh Taylor nel suo ultimo match – ha acceso i riflettori. Ora, contro Lorente, ha l’occasione di diventare “Il Prossimo Re di Scozia”, come lo ha già definito la promozione.
Oltre il Titolo: Una Missione Personale
Per Collins, ogni round è una dichiarazione di esistenza.
“Avevo così tanto da dimostrare al ritorno. Pensavo che la gente mi credesse finito. Nessuno sa davvero cosa ho passato. Quella vittoria su McGregor mi ha tolto un peso enorme dalla mente.”
Sabato non combatte solo per una cintura. Combatte per sua figlia Izzy, per la sua compagna Anna, per tutti quelli che hanno lottato in silenzio e non si sono mai arresi.
E se vincerà – con stile, cuore e quella maschera che nasconde un’anima di fuoco – il mondo del pugilato non potrà più ignorarlo.
Perché Nathaniel Collins non è solo un pugile.
È un simbolo di ciò che accade quando la volontà umana rifiuta di piegarsi al destino.