David Benavidez: “Oleksandr Usyk è sopra Terence Crawford come miglior pugile di questa era”
David Benavidez ha riacceso uno dei dibattiti più caldi nel mondo della boxe contemporanea: chi è davvero il miglior pugile di questa era. Per molti addetti ai lavori, quel posto è occupato da Terence “Bud” Crawford, ma il campione WBC dei mediomassimi non è affatto d’accordo e indica un altro nome: Oleksandr Usyk. Una presa di posizione forte, che mette a confronto due carriere straordinarie e due modi diversi di dominare il ring.
Terence Crawford ha annunciato il ritiro a fine duemilaventicinque, lasciando lo sport imbattuto con un record perfetto e oltre trenta successi prima del limite. In una carriera che lo ha visto conquistare titoli mondiali in più categorie di peso, Crawford è riuscito a diventare campione indiscusso in tre diverse divisioni nella four-belt era, un risultato rarissimo. Ha dominato avversari di altissimo livello come Errol Spence Junior e Shawn Porter, imponendosi sempre con una combinazione di tecnica, intelligenza tattica e istinto killer. Il punto più alto del suo percorso è arrivato nella parte finale della carriera, quando è salito fino ai supermedi per sfidare Saúl “Canelo” Álvarez, ben sopra il suo peso naturale. In quell’occasione ha stupito il mondo, superando il messicano ai punti e diventando campione indiscusso anche tra i supermedi, sigillando una legacy che molti considerano degna del miglior pugile pound-for-pound della sua generazione.
Su queste basi, non sorprende che una lunga lista di esperti, ex campioni e commentatori abbia indicato Crawford come il numero uno assoluto della sua epoca. Ma David Benavidez, che pure riconosce a “Bud” una carriera straordinaria, guarda altrove quando si parla del migliore di tutti. In un’intervista rilasciata a Fight Hype, il “Mostro Messicano” ha spiegato perché secondo lui Oleksandr Usyk merita di essere messo un gradino sopra. Nelle sue parole, la chiave non è solo il talento, ma il tipo di sfide affrontate e la continuità con cui l’ucraino ha accettato e vinto gli incontri più pericolosi che poteva trovare sulla sua strada.Usyk ha costruito la sua grandezza partendo dai pesi cruiser, dove ha unificato tutte le cinture battendo i campioni della divisione e vincendo la World Boxing Super Series. In quella fase della sua carriera ha affrontato quasi solo avversari di primissimo livello, spesso in trasferta, dimostrando di saper vincere anche in condizioni ambientali e mediatiche tutt’altro che favorevoli. Successivamente ha compiuto il salto che per molti è stato decisivo nella sua valutazione storica: il passaggio ai pesi massimi. In pochi credevano davvero che potesse dominare la categoria regina del pugilato, dove regnavano colossi come Anthony Joshua e Tyson Fury, ma Usyk ha ribaltato i pronostici con una freddezza impressionante.
Tra i massimi ha sconfitto Joshua due volte, gli ha strappato le cinture e ne ha consolidato il possesso nella rivincita, mostrando un mix di mobilità, timing e intelligenza tattica raro per un peso grande. Poi è arrivata la vittoria su Tyson Fury, che gli ha permesso di diventare campione indiscusso dei massimi nella four-belt era, impresa che lo ha collocato immediatamente tra i grandi di tutti i tempi della categoria. A ciò si aggiungono i successi su avversari come Daniel Dubois e altri contendenti di alto livello, che hanno consolidato la percezione di Usyk come pugile capace di vincere sempre nei momenti più decisivi.
Il dato forse più impressionante, e che Benavidez sottolinea implicitamente, è che Usyk è uno dei pochissimi pugili ad essere stato campione indiscusso sia tra i cruiser che tra i massimi. Nel contesto della four-belt era, questo lo rende un unicum praticamente assoluto, e lo colloca nella ristrettissima élite dei campioni che hanno dominato due categorie così distanti e complesse, passando dalla velocità e dalla tecnica pura dei cruiser alla fisicità estrema dei massimi senza mai perdere il controllo. Per Benavidez, è proprio questa capacità di vincere i match più grandi, uno dopo l’altro e contro avversari sempre di altissimo calibro, che rende Usyk il vero punto di riferimento di questa generazione.
Mentre si parla di un possibile ritorno sul ring nei prossimi mesi, il nome di Usyk è stato accostato anche ad accoppiamenti curiosi, come una sfida contro la stella del kickboxing Rico Verhoeven, dopo che non si è concretizzato un incontro con Deontay Wilder. A questo punto però, qualunque sia il prossimo avversario, la sua eredità nel pugilato è già solidissima e difficilmente scalfibile. Crawford, dal canto suo, rimane una figura centrale nel discorso, e molti continueranno a considerarlo il più grande della sua era mentre si godrà il ritiro con un record intatto.Intanto lo stesso Benavidez è impegnato a costruire la propria storia personale. Già campione WBC nei mediomassimi, il “Mexican Monster” ha in programma di salire di categoria ai pesi cruiser per sfidare Gilberto “Zurdo” Ramirez, detentore dei titoli WBA e WBO, in un grande evento previsto a Las Vegas nel mese di maggio. Un’eventuale vittoria lo trasformerebbe in campione del mondo in più categorie di peso e rafforzerebbe la sua posizione nel panorama pound-for-pound, aggiungendo ulteriore peso alle sue parole quando parla di grandezza e di eredità sportiva.
Alla fine, il confronto tra Usyk e Crawford come migliore di questa era racconta qualcosa di più profondo: due percorsi diversi verso la grandezza, uno costruito sulla scalata attraverso molte categorie e sull’imbattibilità, l’altro sulla conquista della divisione regina contro i giganti del ring. Che il tuo numero uno sia Usyk o Crawford, è difficile negare che entrambi rappresentino il massimo livello che il pugilato moderno abbia espresso negli ultimi anni.