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George Foreman: biografia, libro e storia del campione tra boxe, fede e rinascita

George Foreman: biografia, libro e storia del campione tra boxe, fede e rinascita
  • PublishedMaggio 16, 2026

Uno dei più micidiali giganti del ring, racconta il percorso dal ring al richiamo di Dio, da cattivo a buono.  George Foreman – Dio al mio angolo. Una biografia spirituale – Edizioni Creuza de ma – Pag. 272 – Euro 19.00.

Da antico genovese sia pure di stanza a Milano da tanti anni, mi ha incuriosito il nome della casa editrice “Creuza de ma”, tradotto in italiano “mulattiere di mare”, ricordandomi l’infanzia e i ridotti spazi dove il mare costeggiava Genova. Oltre all’Album di Fabrizio De Andrè, uscito nella primavera del 1984, un grande successo internazionale. Fatta questa premessa, da esperto della ‘noble art’, la biografia di George Foreman non poteva che stuzzicare la mia curiosità. Ringrazio Stefano Massai, che mi ha dato il libro, nel corso della conferenza stampa tenutasi alla Libreria Rizzoli in Galleria a Milano, che avrebbe meritato maggiore partecipazione degli addetti ai lavori, qualora fossero stati avvisati. Libro indubbiamente interessante, anche se in alcuni passaggi è troppo sbrigativo non entrando nel merito di fatti che hanno determinato la carriera di Foreman. In particolare, l’evento di Kinshasa contro Muhammad Alì, non fu così sbrigativo. Intanto la sfida venne rinviata di una settimana per un infortunio del campione, che i tifosi di Alì impedivano a Foreman di dormire, suonando tutta la notte dove alloggiava. Il match per buona parte dello svolgimento vide il campione attaccare e il rivale schivare ma anche subire. Certo, la reazione finale dello sfidante fu decisamente spettacolare. La storia di questo gigante nato a Marshall nel Texas il 19 gennaio 1949 è emblematica nel segno che il pugilato nei quartieri poveri resta la strada più diretta per un riscatto sociale. I nomi di chi l’ha percorsa, riempirebbero pagine e pagine. George abitava nel quartiere di Fifth Ward, uno dei più disagiati, infanzia difficile per un ragazzino che sovrastava in altezza tutti i coetanei. Oltre al carattere bellicoso, l’assenza del padre, costringendo la madre a lavorare duramente, non aiutò a guidare George sulla retta via. Anche se ci provò, ancora non era maturo per inquadrarsi.  A salvarlo fu Charles Broadus “Doc”, Gorge che operava nel Job Corpus Training Center, un programma di formazione per i meno abbienti. Un po’ la storia di Mike Tyson che trovò il pugilato in un riformatorio. George era fortissimo anche se approssimativo tecnicamente. Si afferma ai campionati nazionali 1968, guadagnandosi il posto nella squadra per i Giochi a Città del Messico. Vince l’oro, battendo in semifinale l’azzurro Giorgio Bambini, ligure di Chiavari, che portò all’Italia l’unica medaglia per la boxe. Edizione passata alla storia per la protesta durante la cerimonia di premiazione dei 200 metri. Il vincitore Tommie Smith e John Carlos terzo, alzarono il pugno guantato di nero verso il cielo, tenendo il capo chino durante l’inno nazionale. Il gesto passato alla storia come “Black Power Salute”, fu un’azione di protesta pacifica e potente contro il razzismo e per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti e nel mondo.  Foreman andò contro corrente, dopo la vittoria finale, battendo il russo Ionas Chepulis, sfilò sul ring, sventolando con orgoglio una bandierina degli USA. Più tardi spiegherà che voleva far sapere al mondo che aveva vinto un rappresentante degli Stati Uniti. Passa pro nel ‘69, e diventa campione del mondo nel 1973, strapazzando Joe Frazier, che era imbattuto con una facilità sconcertante. Lo stesso Frazier ricordando quel match disse “Foreman fece di me uno yo-yo”, alludendo al fatto che non appena si rialzava veniva rispedito al tappeto. La corsa trionfale si fermò a Kinshasa nello Zaire, il 30 ottobre 1974, battuto da Muhammad Ali. L’evento ebbe una risonanza pazzesca, scuotendo molte coscienze sul problema della gente di colore. Ma fu anche l’evento delle contraddizioni. Ad allestire il tutto fu il dittatore Mobutu Sese Seko che cercava visibilità mondiale, mentre la popolazione faceva la fame. Pagò le borse 5 milioni di dollari a testa. Nell’affare entrò Don King che non è certo stato un esempio di probità. Due anni dopo nel 1976 Foreman torna sul ring contro Ron Lyle, picchiatore terribile come violento fu il match. I due si affrontano a viso aperto, subendo diversi conteggi. La spunta Foreman al quinto round. La rivista “Ring Magazine”, lo indica come l’incontro dell’anno. Nel 1977 in Portorico subisce una sconfitta inopinata contro Jimmy Young, pugile veloce e abile in fase difensiva. Termina l’incontro sfinito, quasi incapace di arrivare negli spogliatoi, quando arriva ha un collasso. Sviene e le versioni sono due. Per i medici si è trattato di ipotermia, mentre per Foreman fu il giorno della morte e della resurrezione e della vocazione a Dio. Finisce la prima parte del libro e inizia quella di un Foreman diverso in assoluto. Il libro uscito in America nel 2007 ebbe un successo planetario. “Creuza de Ma” ha avuto il merito di farlo conoscere in Italia. La trasformazione di George Foreman ha del magico in positivo. L’uomo della violenza si trasforma in dolcezza e fiducia nel prossimo.  Riallaccia tutti i fili del destino, diventa un convito cristiano, prima predicatore e poi ministra della chiesa Evangelista. Fà proseliti lungo un cammino che capovolge tutto il passato. Forma e coinvolge la famiglia, i figli, amici e nemici che Foreman non li considera più tali. Quando, dopo dieci anni dal ritiro, torna sul ring, compie due miracoli: vince evitando di far male agli avversari e ritiene il ritorno un segnale divino. L’impresa di ridiventare campione del mondo al secondo tentativo, dopo aver provato invano nel 1991 contro Evander Holyfield, con Donald Trump organizzatore dell’evento, che divenne suo amico, ha dell’esclamativo. L’obiettivo lo centra nel 1994 a 45 anni e nove mesi sul ring di Las Vegas battendo Michael Moore prima del limite per le cinture WBA e IBF. Diventando il pugile più anziano nella storia della boxe, in particolare nei massimi che ancora detiene. Chiude l’attività nel 1997. Inizia una carriera ancora più remunerativa, puntando sul sorriso che invoglia milioni di americani e non solo, a consumare i suoi hot dog e comprare vestiario e altro, tornando milionario. Assicura ai figli (dieci o dodici) un futuro con tanto di laurea. Assembla nel modo migliore le famiglie Foreman, nel segno della religione che professa fedelmente. Chiude gli occhi a Houston nel Texas il 21 marzo 2025 a 76 anni. Lasciando agli eredi una fortuna e nel pubblico la meraviglia di una storia che il cinema ha raccontato in varie versioni e il libro intende non farla dimenticare. 

Giuliano Orlando       

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Redazione

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