World Boxing Cup 2026 Brasile: Italia, Cina, Brasile e delusioni Irlanda
Conclusa la Cup World a Iguazu. All’oro Brasile, Kazakystan, Cina, Azerbajan, Polonia, Uzbekistan, Norvegia e Venezuela. Italia con due bronzi, uno d’ufficio. Sorteggio arcigno per le donne, nessun podio. Nel medagliere siamo al fondo. Per la FPI bronzi splendidi.
Conclusa la prima tappa della Wolrd Boxing Cup, disputata a Foz do Iguacu in Brasile, presenti 47 nazioni, molte con presenze quasi simboliche. Assente di rilievo l’India. Le nazioni con più atleti sono risultate il Brasile quasi al completo, Kazakystan, USA, Polonia, Venezuela, Giappone, Messico, Turchia e Irlanda le due grandi deluse. La prima con due bronzi, la seconda presente con gli elementi migliori, torna a casa a mani vuote. Credo sia un evento negativo storico per il ‘quadrifoglio’. L’Uzbekistan ha fatto una scelta di vertice con tre atlete, due hanno vinto l’oro con la Fozilova (48), 22 anni, titolare ai mondiali 2023 a soli 19 anni, dove battè all’esordio la nostra Bonatti, argento ai mondiali 2025 a Belgrado e alla Khamidova (65), bronzo nel 2023 e argento ai mondiali 2025 a Liverpool. La Kakakova (51), bronzo a Liverpool 2025, usciva all’esordio, contro la tedesca Klotzer con un secco 5-0. Unico uzbeko il supermassimo Zokirov 22 anni, – indicato come il successore di Jalolov – che, dopo aver toppato ai mondiali 2025 a Liverpool, battuto in finale dal kazako Aybek Oralbay, si è ripetuto negativamente in Brasile, confermando limiti tecnici e di temperamento pur possedendo una struttura impressionate, oltre i due metri di altezza, ben strutturato, in semifinale è stato battuto dall’armeno Davit Chaloyan, 28 anni a sua volta professionista (2+) sulla sponda dell’IBA. L’armeno avrebbe meritato il successo finale, se non fosse stato vittima della strampalata direzione arbitrale di miss Maria Fernanda Coto del Costa Rica, non all’altezza del compito. L’oro lo ha portato a casa l’azero Mahammad Abdullayev con un 3-2 che grida vendetta, visto che ha legato per tutti i round, senza che la Coto lo richiamasse. Per contro continuava a tormentare l’armeno invitandolo a tenere la testa alta e altro. Vorrei tornare a Jalolov, professionista dal 2018, con 16 vittorie (14 KO), residente a Indio negli USA, che ha vinto l’oro a Tokyo (2021) e Parigi (2024) rubandolo di fatto ai dilettanti in gara. Mi auguro che a Los Angeles 2028, lasci perdere. Non solo, la WB dovrebbe rendere più difficile il via libera ai professionisti di vertice per accedere ai Giochi, riducendo il numero di match tra i ‘prize fighter’. La Cina si è confermata fortissima al femminile con tre ori e un bronzo. Oltre alla vittoria di Jiamao Zhang nei 55 senza combattere la finale contro l’iberico Lozano Serrano, costretto al ritiro, dopo la battaglia selvaggia in semifinale contro il bulgaro Radev, entrambi feriti. Tra le donne, nei 51 Xinyu Qi, la spuntava sulla battagliera francese Moulai, da anni protagonista. Ancora più difficile, nei 54 per la Ghang (argento a Tokyo e oro a Parigi) battere la giovane serba Cirkovic, già bronzo ai mondiali 2025 a Belgrado e titolare europea sempre nella capitale serba nel 2024 a 19 anni. Più facile il successo nei 70 di Liu Yang, argento a Parigi, (battuta in finale dalla transgender algerina Khelfi), sull’australiana Pergoliti, argento a Liverpool. La Cina è finita seconda nel medagliere generale con 4-0-1, preceduta dal Brasile ((4-5-0) nazione ospitante, forte ma anche aiutata dai giudici. I carioca giunti in finale con sette atleti maschi e due atlete, decurtano e non poco la carica verso l’oro, che avrebbe tramutato il torneo in un campionato open brasiliano. La nazione domina in casa, molto meno fuori. Il Brasile ai Giochi di Tokyo 2021 conquista l’oro con Herbert Sousa (75), l’argento con la capitana Ferreira (60) e il bronzo con Texeira (91). A Parigi 2024, il bottino si riduce al solo bronzo della Ferreira (classe 1992), reduce dall’oro mondiale 2023. La brasiliana, una leggenda in patria, attiva dal 2017, ha vinto tutti i tornei più importanti, dallo Strandja di Sofia allo Stamm in Polonia, lo Slesian e in Asia. Argento iridato a Istanbul 2022, oro l’anno dopo a New Dehli, bronzo ai Giochi di Parigi, ha chiuso con un record di 113 vittorie e solo nove sconfitte. Professionista dal 2022, ha conquistato il mondiale IBF leggeri nel 2024 a Liverpool. Dopo averlo difeso tre volte, lo scorso dicembre a Montecarlo veniva sconfitta dalla turca Elif Nur Turhan (13) dalle mani pesanti, per KO al quinto round. Dopo la prima sconfitta non ha più combattuto e visto che ha 34 anni potrebbe aver concluso la carriera. Per la cronaca a Iguazu, dove si trovano le cascate più ampie del mondo, meta turistica imperdibile, il Brasile ha fallito l’oro femminile, subendo una doppia sconfitta. La prima nei 60 kg., categoria dove ai mondiali di Liverpool lo scorso settembre Rebeca Santos, aveva vinto battendo in finale la quotata polacca Rygielska. Stavolta ha lasciato il passo alla kazaka Grafeyeva. La Santos nei 75, è stata dominata dall’inarrestabile norvegese Hofstadt, delusa ai mondiali 2025, chiusa dall’irlandese Aoife O’Rourke, si è rifatta in Brasile, proponendosi tra le più accreditate per i Giochi di Los Angeles 2028. Argento per l’altra norvegese Sorensen (80) contro la polacca Koterska, eliminata a Liverpool e oro in Brasile. Meglio i maschi anche se hanno quasi dimezzato il capitale dei sette finalisti. Quattro vittorie e tre sconfitte. Il poker per merito di Luis Gabriel (60), Yuri Falcao (65), Wanderley Pereira (80) e Isaias Filho (90). Argento per Kaian Reis (70), Thauan Silva (75) e Kaue Belini (85), battuti rispettivamente dal polacco Damian Durkacz, dall’azero Jafarov e dal kazako Aibaruly. Gli altri ori hanno premiato la venezuelana Omailyn Alcala (57), bronzo ai mondiali a Liverpool 2025, che spegneva le ambizioni della magiara Vlladislava, guidata all’angolo dall’ex allenatore dell’Italia, Emanuele Renzini. Oltre all’Irlanda, altra delusa la Turchia, giunta in forze a Iguazu, concludendo con solo due bronzi. In particolare clamorosa la sconfitta di Busenaz Surmeneli (70), oro a Tokyo 2021, idem ai mondiali 2019 e 2022 a Istanbul, prima agli europei a Belgrado 2024. Da allora non ha più cavato un ragno dal buco, nonostante abbia talento da vendere. In Brasile è uscita nei quarti contro la cinese Liu Yang giunta all’oro. L’unico bronzo femminile con la Isildar (75) che molto prometteva ma poco ha realizzato. L’Italia torna a casa dal Brasile con due splendidi bronzi. Questo afferma la FPI e mi pare un superlativo esagerato, smentito dalla realtà. Anche se nel merito delle singole prestazioni, una sia pur lieve miglioramento si è visto, resta la consapevolezza che di fronte agli atleti migliori perdiamo regolarmente. Come dimostrano sia i risultati che il medagliere. Il primo conquistato dal medio fiorentino Guidi Rontani, 22 anni, che batte all’esordio il giapponese Yagi, un brevilineo forte ma tecnicamente limitato. Votato all’attacco frontale, rappresentava l’avversario ideale per anticiparlo con colpi lunghi e precisi. Cosa che l’azzurro ha fatto magistralmente. Diverso l’avversario in semifinale, L’azero mancino Jafarov, 27 anni, attivo dal 2015, atleta completo sia in difesa che in attacco. L’azzurro ha tentato la strada dell’attacco, ma aveva di fronte un rivale più bravo che lo anticipava sistematicamente con spostamenti e rientri precisi. Match a senso unico, pur elogiando la generosità dell’azzurro. Jafarov vinceva poi l’oro ai danni del brasiliano Silva, giunto in finale battendo il bulgaro Kiwan e il polacco Urban. Una precisazione doverosa, Saidjashid Jafarov è uzbeko e come tale ha combattuto e vinto ad alto livello nei mediomassimi fino al 2023, quando ha accettato l’ingaggio dell’Azerbajan, nazione nota per la facilità della nazionalizzazione, quando i pugili portano vittorie. La storia dell’ultimo decennio lo conferma. Nella nazionale azera da anni molti arrivano da altre nazioni. Ne ricordo alcuni: i cubani Alfonso Dominguez e Lorenzo Sotomayor, nei +91 Mahammadrasul Majidov che vinse l’oro ai mondiali 2017 ad Amburgo, è stato campione russo oltre che nazionale, come Albert Selimov, argento iridato 2015. La lista potrebbe proseguire a lungo fino a Jafarov, passato azero nel 2024, dopo aver vinto l’oro nei 71 kg. ai mondiali 2023 disputati a Tashkent per la sua patria. Passo a Chime, 90 kg. il secondo bronzo, conquistato d’ufficio. Il padovano, allievo di Massimiliano Sarti – figlio d’arte, papà Luciano è stato campione italiano nei medi tra il 1970 e 1975 – è il più promettente dei giovani azzurro con i suoi freschi 21 anni. Entrato in palestra a 16 anni, dopo esperienza nel calcio, ha esordito nel 2022, argento ai campionati youth. Entra nel giro azzurro nel 2024, partecipa allo Strandja e altri tornei, presentandosi a Iguazu con un record di 9+ e 9-. Esordio contro l’irlandese Marley, 23 anni, attivo dal 2014 a 12 anni, con un record di 49-17. Campione nazionale nelle ultime quattro stagioni, campione europeo U22 a Porec, battendo il nostro Roberto Lizzi, presente ai Giochi europei 2023 in Polonia, superato in finale da Aziz Mouhiidine. Titolare ai Giochi di Parigi 2024. Sulla carta impresa quasi impossibile, sul ring i colpi lunghi di Chime, convinti e precisi hanno comandato la sfida, non permettendo all’irlandese di trovare la corta distanza. Nei quarti avrebbe dovuto affrontare l’inglese di Sheffield, Tegan Stott (34-11), 22 anni, attivo dal 2019, campione 2024 agli europei U23 a Sofia, presente ai mondiali di Liverpool 2025, bronzo alla finale della World Cup ad Astana lo scorso anno. I medici alla visita lo ritenevano inidoneo al match per una vasta ferita al sopracciglio sinistro. Il commento di Chime: “Avrei preferito conquistare la semifinale sul ring. Avevo studiato Stott con molta attenzione e me la sarei giocata”. Non ho il minimo dubbio. In semifinale contro il brasiliano Filho, ha rischiato di vincere. Gli è mancata l’esperienza per sfruttare l’allungo in modo convinto. Ogni volta che scattava deciso trovava bersaglio e metteva in difficoltà il vincitore del torneo. Il commento del suo maestro: “Il giorno dopo il ritorno a casa è venuto in palestra allenandosi regolarmente. Quando avrà capito realmente le sue potenzialità saranno guai per tutti. D’altronde con venti incontri alle spalle, non si può chiedere di più. Essendo un ragazzo intelligente, che non lascia nulla al caso, ha rivisto il match contro il brasiliano, traendone le informazioni per il futuro”. Tesi confermata da Dean: “Ho visto e rivisto il match. In effetti sono stato troppo attendista, lasciando l’iniziativa al brasiliano. Peccato perché quando ho fatto sparring con lui qualche mese addietro, non gli lasciavo il tempo di replicare.” Gli altri azzurri. Attrattivo (50) salta il primo turno e trova negli ottavi l’armeno Garboyan col quale ingaggia un duello dai e prendi per tutto il match. Tre giudici scelgono l’armeno. Il napoletano, 21 anni, è molto generoso, ma non ragiona, facendo prevalere l’istinto. Un cattivo consigliere. Baldassi (60), 23 anni, debutta bene a scapito dell’azero Mahammadalia, trovando una vittoria insperata. Alla riprova contro il canadese Al Ahmadieh, che boxa di rimessa, cade nel solito errore di non variale tattica, battuto nettamente. Il debuttante tarantino Davide Fiore (65), record (19-9) tricolore jr. e youth, bronzo agli europei U23 a Budapest, freschi 21 anni, entra nel torneo affrontando il modesto Centurion del Paraguay regolato senza problemi. Diversa la situazione successiva, contro l’esperto spagnolo Ibareche Ior, 22 anni, attivo dal 2018. Non è un fenomeno, ma l’esperienza (36-23), titolare a Parigi, prevale nettamente sul promettente azzurro. Nei 70 kg., il barese Malanga, 26 anni, il più esperto della squadra, attivo dal 2016, primo tricolore nel 2019 a vent’anni, presente a tutti i più importanti tornei, poco fortunato nelle qualificazioni per i Giochi di Tokyo e Parigi, falliti d’un soffio. Difficile poter migliorare il buon livello raggiunto. In Brasile vince la battaglia d’esordio (3-2) contro il moldovo Cebotar, cliente difficile, perde quella successiva contro il francese Traore (2-3) sempre d’un soffio. Il campano Gerlando Tuminello negli 80 kg. 28 anni, il più anziano degli otto azzurri, ha vita facile nella prima tornata, contro l’egiziano Elsharkawi, finito KO al primo round. Negli ottavi il croato Veocic, che arriverà in finale, si dimostra più forte e veloce, tenendolo sotto tiro per tutto il match. Diverso il discorso per il casertano Paolo Caruso (85), 21 anni e buoni trascorsi nelle categorie giovanili: argento europeo e mondiale negli youth (2024). Ha talento naturale, che finora ha sfruttato in minima parte. In Brasile debutta contro il kazako Sultanbek, che vincerà il torneo e contro il quale perde ai punti, con molti rimpianti. L’azzurro ha fiammate nelle quali dimostra di non essere inferiore al rivale, poi si ferma e subisce la continuità dell’asiatico, che bada al sodo. Sicuramente utile esperienza che dovrà mettere a frutto subito. Sbagliato da parte dei tecnici congratularsi per la sconfitta, invece di spronarlo a dare sempre di più. Quattro le azzurre presenti e nessuna è salita sul podio. Il sorteggio non le ha favorite, ma questo non deve rappresentare una scusante, Parto dalla più esperta, la milanese Rebecca Nicoli, mancina sulla quale personalmente avrei scommesso fosse la nuova Irma Testa. Dopo un avvio splendido, con podi europei e mondiali, si è fermata senza compiere quel salto di qualità sperato. E’ pur vero che ha subito torti a livello di scelte, colpevolizzata ingiustamente, ma questo fa parte delle prove da superare. L’anno scorso sempre in Brasile, vinse il torneo, battendo tra le altro la polacca Rygielska, da anni al vertice nei 60 kg. Stavolta ha chiuso all’esordio, battuta nettamente dalla cinese Yu Tian 5-0, che si è fermata al bronzo, neppure la più forte. Il match ha visto l’azzurra mobile sulle gambe ma lenta e poco continua. Quando attaccava non portava mai il terzo colpo, mentre la cinese sapeva anticiparla con precisione. Tre round fotocopia e cinque 30-27 che addolorano. La Saraiello nulla poteva contro la plurititolata turca Surmeneli, di cui ho scritto in precedenza. Faccenda risolta con lo stop dell’arbitro dopo neppure due minuti. La viterbese Melissa Gemini, prossima ai 24 anni, un fenomeno tra jr. e youth a livello europeo, tenacemente legata ai 75 chili, pur essendo di una categoria inferiore, si barcamena tra qualche vittoria e molte sconfitte. In Brasile esordio soft contro l’uruguagia Cabrera, anche se la prestazione dell’azzurra non è stata convincente. Contro la locale Santos non c’è stato nulla da fare. Infine la romanina Vassallo, 19 anni, nei 51 kg. subito in rotta di collisione con la cinese Xinyu Chn, la vincitrice del torneo. L’azzurra ha perso, ma ha lottato come una tigre, scambiando senza alcun timore. Questo ci è piaciuto alla più giovane delle azzurre. Tricolore a Trieste lo scorso dicembre, ha confermato le buon indicazioni dei precedenti impegni. Un bilancio complessivo sotto la media, come conferma il medagliere che ci vede al 21° posto in quello generale, precedendo solo Turchia, Moldovia, KGZ e Bulgaria su 29 nazioni a podio. Assenti nel settore femminile, siamo al 13° posto, ovvero penultimi davanti al gruppetto che ha chiuso con un solo bronzo. A breve una squadra azzurra andrà in Uzbekistan per uno stage di allenamenti. Molto bene, con la speranza che il confronto sia utile per dare una spinta in alto agli azzurri. Da tempo stagnanti.
Giuliano Orlando