Il Ritorno di Tyson Fury: vittoria su Makhmudov e futuro incerto tra Joshua, Usyk e Wardley
L’ex campione del mondo dei pesi massimi Tyson Fury è tornato sul ring la scorsa notte al Tottenham Hotspur Stadium di Londra, in Inghilterra, dopo un’assenza di quasi sedici mesi dalla boxe professionistica. La sua vittoria ai punti per decisione unanime sull’ostico ma limitato Arslanbek Makhmudov, tuttavia, lascia più domande che risposte sul fatto che Fury possa ancora competere ai massimi livelli della boxe mondiale tra i pesi massimi.
La sfida in sé non ha mai realmente messo in pericolo Fury. Il canadese di origine kazaka Makhmudov è un pugile solido, dotato di buona potenza, ma privo della tecnica e della varietà necessarie per impensierire un ex campione del calibro del Gypsy King. Fury ha controllato i ritmi dell’incontro con la sua proverbiale mobilità, usando il jab con intelligenza e riuscendo a neutralizzare la maggior parte degli attacchi dell’avversario. Eppure, a tratti, si sono intravisti i segni del tempo e della lunga inattività: movimenti meno fluidi rispetto ai tempi d’oro, una certa lentezza nel riposizionarsi dopo gli scambi, qualche momento di appannamento che i suoi avversari più quotati non avrebbero lasciato impunito.
Immediatamente dopo l’annuncio del risultato, Fury ha chiamato in causa un altro ex campione del mondo dei pesi massimi, Anthony Joshua, per un incontro ribattezzato già dai media come la Battle of Britain. Joshua, che stava assistendo al combattimento seduto al ringside, ha pubblicamente declinato l’invito di Fury a salire sul ring con lui nel prossimo futuro. Il campione olimpico del 2012 ha tuttavia lasciato aperta la possibilità di un incontro tra i due, insistendo sul fatto che sarebbe disposto a combattere contro Fury “quando il Gypsy King sarà pronto”. Una risposta ambigua, che sa di tattica quanto di genuina cautela.
Non vi è alcun dubbio che un incontro tra Tyson Fury e Anthony Joshua venderebbe i biglietti di uno stadio intero nel giro di poche ore, con il Croke Park di Dublino, in Irlanda, già indicato come possibile cornice dell’evento. Il fascino dello scontro è indiscutibile: si tratta di due dei pugili britannici più famosi degli ultimi vent’anni, entrambi ex campioni mondiali indiscussi, entrambi con carisma e seguito mediatico enormi. Tuttavia, è molto meno chiaro se un tale incontro servirebbe davvero gli interessi a lungo termine di Fury.
Se Fury è uscito dal ritiro con l’ambizione di diventare campione del mondo per la terza volta nella sua carriera, una sfida contro Joshua potrebbe non servire a nessuno scopo utile in questa fase. Joshua è, per molti osservatori, in fase discendente. Il suo ultimo incontro di alto profilo, il 21 settembre 2024, si è concluso con una sconfitta per KO al quinto round contro Daniel Dubois, allora campione IBF della categoria. Da quel momento, Joshua non ha ancora ritrovato la continuità e la solidità che lo avevano reso uno dei pugili più dominanti della scena mondiale tra il 2016 e il 2019. Battere Joshua oggi, per quanto la vittoria avrebbe valore simbolico e commerciale, non riporterebbe Fury verso una cintura mondiale riconosciuta.
Se davvero Fury vuole tornare sul trono dei pesi massimi, deve guardare con attenzione ai percorsi dei campioni attualmente in carica. Il pugile gallese ha dichiarato di essere disposto a combattere contro il campione del mondo unificato Oleksandr Usyk, ma soltanto in presenza di condizioni che lui stesso ritiene eque e neutrali. Il kazako Usyk, attuale detentore delle cinture WBA, WBC e IBF, rappresenta probabilmente il picco tecnico della categoria in questo momento storico. La sfida sarebbe enorme, ma Fury ha già mostrato, nel loro primo incontro, di poter reggere il confronto per lunghi tratti. Il problema è che Fury non si fida della gestione arbitrale quando un suo incontro va ai giudici, e in effetti la sconfitta ai punti contro Usyk ha alimentato polemiche sui cartellini.
Se Fury, tuttavia, dovesse giungere alla conclusione che una rivincita con Usyk non gli garantirebbe un processo equo, la sua unica alternativa credibile per tornare campione del mondo sarebbe combattere per la cintura WBO. E il detentore di quella cintura è, attualmente, Fabio Wardley. L’inglese Wardley difenderà il titolo WBO contro Daniel Dubois il prossimo 9 maggio a Manchester. Assumendo che Wardley riesca a superare quella difficile prova, ha già dichiarato pubblicamente di essere disposto a sfidare Fury. Considerando che il padre Tempo sta iniziando a fare i conti anche con il trentasettenne Gypsy King, sarebbe nell’interesse di Fury accettare quella sfida il prima possibile, piuttosto che rimandare.
Questa strada, però, porta con sé rischi tutt’altro che trascurabili. Fabio Wardley è più giovane di Fury, è al culmine della sua forma fisica e ha fame da vendere. Non è arrivato al vertice della divisione per caso: il 25 ottobre dell’anno scorso ha battuto per TKO l’ex campione del mondo dei pesi massimi Joseph Parker, conquistando il titolo WBO interim. Una vittoria costruita su potenza, disciplina e una condizione atletica impressionante. Fury, che anni fa avrebbe potuto affrontare chiunque con ragionevole fiducia, oggi deve fare i conti con una realtà più complicata.
Alla luce di tutto questo, non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi se Fury decidesse di ammettere che continuare a combattere non vale più il rischio. Se la vittoria su Makhmudov fosse il suo ultimo incontro, potrebbe almeno andarsene a testa alta, con una vittoria all’attivo. Tyson Fury è un uomo orgoglioso, forse uno degli atleti con il carisma più straordinario che il pugilato mondiale abbia espresso negli ultimi decenni. Ma, come recita il vecchio proverbio, l’orgoglio precede la caduta. Il tempo gioca contro di lui. I suoi veri tifosi capirebbero se decidesse di ritirarsi adesso, definitivamente.
Come ha detto l’ex campione del mondo dei pesi massimi Deontay Wilder lo scorso fine settimana, dopo la sua vittoria contro Derek Chisora, i pugili devono pensare prima di tutto al proprio benessere. Wilder, che ha vissuto in prima persona i rischi di una carriera portata avanti oltre i propri limiti, ha ricordato che non vale la pena sacrificare la salute in nome della gloria. Viene un momento in cui bisogna mettere i propri interessi e, soprattutto, il proprio benessere, al di sopra delle aspettative altrui. Per Tyson Fury, quel momento potrebbe essere adesso.