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Pugilato Estero

Crawford svela tutto: “Ennis e Ortiz mi hanno evitato, sparirono dalle classifiche WBO”

Crawford svela tutto: “Ennis e Ortiz mi hanno evitato, sparirono dalle classifiche WBO”
  • PublishedAprile 3, 2026

Il sei volte campione mondiale in cinque categorie di peso rompe il silenzio e fa i nomi di chi rifiutò di affrontarlo durante il suo regno ai pesi welter.

Terence Crawford non ha nessuna inrtenzione di tornare sul ring dopo il ritiro annunciato a dicembre, ma questo non gli impedisce di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il pugile di Omaha ha rivelato pubblicamente i nomi dei due combattenti imbattuti e amatissimi dal pubblico che, secondo lui, scelsero deliberatamente di evitare uno scontro con lui quando era ancora campione dei pesi welter.

La carriera di Crawford ai welter era stata semplicemente dominante. Nel 2018 aveva conquistato il titolo WBO mettendo KO Jeff Horn, l’australiano che aveva già sconfitto la leggenda Manny Pacquiao. Dopo sei difese del titolo, era arrivato il momento più alto: la vittoria indiscussa contro Errol Spence Jr., uno degli scontri più attesi nella storia recente della categoria.

Da lì Crawford aveva alzato l’asticella ancora una volta. Prima la scalata ai super welter, dove aveva detronizzato Israil Madrimov per conquistare la cintura WBA. Poi il salto ai 168 libbre, i super medi, dove aveva compiuto l’impresa più grande: battere ai punti Canelo Alvarez in un match destinato a restare nella storia, diventando il sesto pugile a conquistare titoli mondiali in cinque categorie di peso differenti. Prima di lui solo Thomas Hearns, Sugar Ray Leonard, Oscar De La Hoya, Floyd Mayweather e Manny Pacquiao avevano raggiunto quell’olimpo.


“Boots ed Ortiz sparirono dalle classifiche”

In un video ripreso da Jai McAllister, Crawford ha raccontato una storia che in pochi conoscevano. Durante il suo regno ai welter, era disposto ad affrontare i giovani talenti emergenti, ma due di loro avevano fatto un passo indietro nel momento in cui il match sembrava possibile.

“Avevo l’opportunità di combattere con Boots, ma Boots scelse di uscire dalle classifiche WBO. Lui e Vergil Ortiz Jr. Ecco perché alla fine combattei con Shawn Porter.” — Terence Crawford

Le parole di Crawford sono un atto d’accusa preciso e circostanziato. Jaron “Boots” Ennis, oggi ex campione unificato dei pesi welter e uno dei talenti più seguiti della sua generazione, avrebbe rinunciato alla propria posizione nelle classifiche WBO pur di non affrontare Bud. Stesso discorso per Vergil Ortiz Jr., attuale campione WBC interim dei super welter.


Chi sono i due fuggiaschi

Jaron “Boots” Ennis è uno dei pugili più spettacolari in circolazione. Veloce, potente, con un’intelligenza tattica rara per la sua età, era considerato da molti il naturale erede del trono welter. La sua ascesa sembrava destinata a portarlo dritto verso Crawford, ma evidentemente quella prospettiva non era allettante quanto sembrava dall’esterno.

Vergil Ortiz Jr. è un altro nome che fa sognare i tifosi. Messicano di origini, combattente di grande potenza e tecnica, è cresciuto nel giro di Golden Boy Promotions. Proprio i problemi con il suo promotore Oscar De La Hoya avevano già fatto saltare un possibile scontro diretto tra Ennis e Ortiz, un match che sembrava scritto e che il pubblico aspettava con impazienza.

Ora i destini dei due si separano ulteriormente. Ennis proverà a diventare campione in due categorie di peso sfidando Xander Zayas, detentore delle cinture WBA e WBO, il 27 giugno al Barclays Center di Brooklyn. Ortiz continua il suo percorso ai super welter con la cintura WBC interim al polso.


Crawford lascia, ma non dimentica

Il ritiro di Crawford resta confermato. Bud ha detto quello che aveva da dire, ha vinto quello che c’era da vincere, e non sente il bisogno di tornare. Ma le sue parole di questi giorni raccontano di un campione che sa perfettamente come è andata, e che non ha alcuna intenzione di riscrivere la storia per compiacere qualcuno.

La verità, secondo Crawford, è semplice: era lui il più forte, e quelli che avrebbero dovuto sfidarlo scelsero un’altra strada. Il ring non mente. E neanche Bud.

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Redazione

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