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Pugilato Estero

Crawford si ritira: il combattimento pericoloso che quasi non ha resistito

Crawford si ritira: il combattimento pericoloso che quasi non ha resistito
  • PublishedMarzo 31, 2026

Dopo aver sconfitto Canelo Álvarez e aver scritto la storia della boxe, Terence Crawford aveva quasi deciso di non fermarsi. Un caso di doping ha cambiato tutto — e forse ha salvato la leggenda di Bud.

La vittoria che ha fermato il tempo

Settembre 2025. Il T-Mobile Arena di Las Vegas è sold out. Terence “Bud” Crawford sale sul ring per affrontare Saúl “Canelo” Álvarez, il volto della boxe mondiale degli ultimi dieci anni. Nessuno sa ancora che quella notte cambierà per sempre la storia dello sport.

Crawford vince. E lo fa in modo convincente, conquistando il titolo unificato dei supermedi. Non si tratta semplicemente di un’altra vittoria: è il coronamento di una carriera senza precedenti. Crawford diventa campione nella quinta categoria di peso, e per la terza volta nella sua carriera riesce nell’impresa di unificare tutte le cinture in una stessa divisione.

Per un atleta nato e cresciuto a Omaha, Nebraska — una città che non ha mai smesso di tifare per lui — è il momento più alto di una vita intera dedicata alla boxe. Eppure, invece di godersi la gloria, Crawford ha iniziato immediatamente a pensare al prossimo passo.

Il piano segreto: scendere a 160 e fare di nuovo la storia

Pochi mesi dopo il trionfo su Canelo, Crawford ha confessato a Jai McAllister — in un’intervista destinata a far parlare — di aver accarezzato l’idea di un’ultima, ambiziosa avventura nella categoria dei pesi medi (160 libbre).

L’obiettivo era chiaro e quasi folle nella sua grandiosità: diventare campione in sei categorie di peso e conquistare il titolo unificato in quattro divisioni differenti. Un traguardo mai raggiunto da nessun pugile nella storia moderna della boxe professionistica.

“Abbiamo battuto Canelo. E adesso? All’inizio pensavo: scendo a 160 e lo rifaccio. Campione in sei categorie e quattro titoli unificati. Ma Janibek è risultato positivo. Chiunque avesse vinto quel match avrebbe avuto tre cinture. Poi ho detto: no, non è il caso… era solo un pensiero. Potresti farlo di nuovo, scendere a 160, osare il grandioso e lottare per qualcosa di significativo.”

Il nome sul quale Crawford aveva puntato gli occhi era quello di Janibek Alimkhanuly, il campione kazako imbattuto detentore delle cinture IBF e WBO dei medi. Un avversario non di prima fila mediatica, ma tecnicamente devastante e fisicamente imponente. Esattamente il tipo di sfida che Crawford ha sempre cercato: quella che spaventa, ma che vale la pena di affrontare.

“Anche se i nomi non erano i più grandi, Janibek è una sfida pericolosa. È per questo che lo facciamo. Sapevo che, andando lì a combatterlo, la gente avrebbe seguito. Soprattutto se avesse battuto Carlos Adames e fosse diventato unificato. Allora sarebbe stato unificato contro unificato. Non è successo. E quindi ho pensato: questo è Dio che mi dice che non ho più nulla da dimostrare.”

Il caso Janibek: il doping che ha cambiato la storia

Janibek Alimkhanuly era programmato per affrontare Erislandy Lara — detentore della cintura WBA dei medi — il 6 dicembre 2025 a San Antonio, Texas. Un match attesissimo che avrebbe potuto riunificare quasi completamente la divisione. Pochi giorni prima del combattimento, però, il castello di carte è crollato.

Il kazako è risultato positivo al Meldonium, una sostanza inserita nella lista proibita dalla WADA per la sua comprovata capacità di aumentare la resistenza aerobica degli atleti, migliorare il recupero e ottimizzare il rendimento sotto sforzo. Una sostanza usata storicamente in ambito militare sovietico e poi diffusasi nello sport dell’Est Europa.

Cos’è il Meldonium? È un farmaco originariamente sviluppato in Lettonia per trattare malattie cardiache. Migliora il flusso sanguigno e il metabolismo cellulare. La WADA lo ha inserito nella lista delle sostanze vietate nel 2016 — lo stesso anno in cui fece scandalo il caso Maria Sharapova. Aumenta artificialmente l’endurance e accelera il recupero muscolare.

Con Alimkhanuly fuori dai giochi, la sfida con Lara è saltata. Il cubano ha difeso la propria cintura WBA contro Johan Gonzalez, ma le quattro cinture dei medi sono rimaste divise tra più detentori. Nessun unificatore all’orizzonte.

La situazione burocratica di Alimkhanuly rimane tuttora paradossale: mantiene il titolo WBO dei medi nonostante stia scontando una sospensione, con l’ente che ha introdotto una cintura ad interim in sua assenza. L’IBF, invece, lo ha già privato della propria corona.

Perché Crawford ha deciso di fermarsi davvero

Con il percorso verso una quarta unificazione improvvisamente sbarrato, Crawford ha avuto il tempo di riflettere. E la riflessione lo ha portato lontano dal ring, non verso di esso.

Il 38enne ha parlato più volte, nelle ultime settimane, della fatica accumulata in anni di ritiri estenuanti, della pressione costante di dover essere sempre al massimo, e di quella sensazione — rara tra i grandi campioni — di aver davvero esaurito le sfide degne del suo nome.

Il 17 dicembre 2025, Terence Crawford ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro dalla boxe professionistica. Nessuna porta lasciata aperta, nessun “vedremo”. Solo una parola finale, pronunciata con la serenità di chi sa di aver dato tutto.

Una carriera da manuale: il lascito di Bud Crawford

È difficile trovare paragoni adeguati per una carriera come quella di Crawford. Ha dominato tre categorie di peso differenti con la stessa naturalezza con cui un altro cambierebbe giacca. Ha battuto avversari sulla carta imbattibili — da Amir Khan a Kell Brook, da Errol Spence Jr. fino a Canelo Álvarez. Ha combattuto con eleganza e brutalità allo stesso tempo, da southpaw e da orthodox, rendendo impossibile per qualsiasi avversario trovare una chiave di lettura definitiva.

La sua capacità di cambiare guardia nel mezzo di un combattimento — passare da mancino a destro e viceversa, adattandosi in tempo reale — è stata la sua firma tattica. Un’arma che nessun allenatore avversario è mai riuscito a neutralizzare del tutto.

Ciò che rimane, oltre ai titoli e ai record, è l’immagine di un pugile che non ha mai smesso di cercare la sfida più grande. Anche quando avrebbe potuto fermarsi prima. Anche quando nessuno lo avrebbe biasimato.

In sintesi

Terence Crawford ha rivelato di aver seriamente valutato un combattimento con Janibek Alimkhanuly ai pesi medi prima di ritirarsi — un match che avrebbe potuto portarlo a diventare campione in sei categorie. Il caso di doping del kazako ha spezzato quel progetto, e Crawford ha interpretato l’accaduto come un segnale definitivo: era il momento di fermarsi. Il 17 dicembre 2025 ha annunciato il ritiro, lasciando un’eredità sportiva tra le più complete della storia recente della boxe.


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Redazione

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