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L'Angolo di Rocky

Giacomo Micheli campione italiano superleggeri: il sogno diventa realtà

Giacomo Micheli campione italiano superleggeri: il sogno diventa realtà
  • PublishedMarzo 30, 2026

Giacomo Micheli, imbattuto neo campione italiano superleggeri. A 11 anni entra in palestra. Sul podio agli europei schoolboy, jr. e youth. Nel 2023 passa professionista, combatte anche negli USA e costruisce il primo step per realizzare il grande sogno iridato che non muore all’alba, ma cresce giorno dopo giorno.  

Il grande giornalista Indro Montanelli, nel 1960 scrisse un testo teatrale che ebbe ottimo riscontro di pubblico, al punto che l’anno dopo, assieme a Mario Craveri ed Enrico Gras portarono il lavoro sullo schermo. Il titolo era: “I sogni muoiono all’alba” e raccontava l’arrivo dei carri armati sovietici a Budapest in una fredda notte di novembre del 1956, soffocando nel sangue la rivolta popolare contro la dittatura imposta dall’Unione Sovietica. La trama racconta la reazione di cinque giornalisti italiani che in una camera d’albergo, assistono alla “liberazione” dell’Ungheria. A quel punto i protagonisti attraverseranno una profonda crisi di coscienza e la disillusione di un’utopica idea, assieme ai sogni di libertà della nazione. Sogni che moriranno in quell’alba fredda e cupa. Lo sdegno dell’Occidente non mancò. Solo l’allora partito comunista italiano nella quasi totalità approvò il metodo, tra questi il futuro presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano. Che qualche anno ammise di aver drammaticamente sbagliato. 

Per fortuna non sempre accade così. Ci sono sogni che si coltivano e ad ogni alba rifioriscono come boccioli in attesa di sbocciare. Lo sport è forse la serra più fertile, per realizzarli. In questa poesia di speranza voglio inserire un ragazzo che ha compiuto 24 anni il 10 marzo e ha scelto la strada del pugilato, come rampa di lancio. Parlo di Giacomo Micheli, che ho conosciuto nel dicembre 2021 agli assoluti disputa in Toscana. La fase eliminatoria a Montecatini, mentre le finali vennero ospitate a Massa. Nell’occasione il diciannovenne romano, reduce dall’importante successo alla prima edizione dei campionati U22 a Cascia, ma deluso del secondo posto tricolore nei 69 kg., fu gentilissimo ed esauriente alle mie domande che uscirono su Boxe Ring nel numero di gennaio 2022, l’ultimo anno di vita della pubblicazione che la FPI, con “illuminante” idea, decise di chiudere, ritenendola obsoleta e non la memoria storica, quale era stata per oltre un secolo. Il giovane pugile, dimostrò maturità e memoria impressionanti. “Il primo approccio con lo sport l’ho avuto col rugby al tempo delle elementari”. Sottolineando che l’anno prima si era diplomato al Liceo Scientifico Sportivo di Roma con ottimi voti. Sono trascorsi cinque anni e Giacomo Micheli lo scorso 21 marzo a Nocera Inferiore in provincia di Salerno, con una prestazione superlativa ha conquistato il tricolore superleggeri professionistico, battendo prima del limite l’abruzzese Edoardo D’Addazio, fino ad allora imbattuto nei precedenti 13 incontri.  Per conoscerlo meglio gli ho posto alcune domande. Ricevendo risposte precise ed esaurienti. Come mi aspettavo.

A che età sei entrato per la prima volta in palestra? In famiglia ci sono stati altri pugili? Perché hai scelto la boxe?

Avevo 11 anni quando entrai per la prima volta in palestra, grazie alla passione di mio padre, che ha fatto il pugile a livello amatoriale, ed è stato nell’ambiente già da quando era piccolo. L’atmosfera della boxe mi appassionò fin dal primo impatto. Trovavo la sfida tra due pugili ad armi pari, rispondeva al mio desiderio di confrontarmi in modo diretto e corretto. Il primo gym fu l’Indomita, dopo poco passai alla Quadraro Boxing Club quella definitiva, dove ebbi la fortuna di trovare il maestro Silvano Setaro, che mi segue tutt’ora. 

Come vedono in famiglia la scelta di fare la boxe a tempo pieno.                                                                                          In famiglia apprezzano quanto sia disciplinato e concentrato nel seguire ogni giorno il mio sogno, tra diete, allenamenti, andare a letto presto la sera. Sono supportato a 360 gradi dai miei genitori, fortunatamente oltre alla boxe non devo lavorare, o meglio solo un paio di volte a settimana, aiuto nel ristorante di famiglia. 

 Ricordi il debutto, quando e il tuo avversario?  

Ricordo ancora nitidamente il mio debutto all’età di 13 anni, in quella serata a Latina, contro Mario Fois, 3 round da 1 minuto e mezzo. Un match dove ci siamo tirati mille colpi, ed è finito con un bel pari. L’unico pareggio della mia carriera! Da lì in poi iniziò la mia ascesa da schoolboy, con solo vittorie. Ero devastante, nessuno riusciva a a fermarmi. Solo due sconfitte in due anni, una in finale ai campionati italiani di Spoleto 2015, e nell’altra in finale, ai campionati europei di categoria a Zagabria 2016, dopo aver battuto il turco Kuru, l’ungherese Horvath e l’irlandese Irwin che aveva eliminato il favorito russo Ageyev.  Persi dal moldovo Gudzi di cui si sono perse le tracce. Comunque ero il secondo più forte d’Europa a 14 anni. Niente male.       

Ndr. A quegli europei il toscano Alessio Genovese vinse l’oro nei 50 kg. Allievo del Fight Gym di Grosseto, da un ventennio presieduta da Amedeo Raffi, la cui passione per la boxe gli esce da tutti i pori. Nell’occasione mi disse: “Alessio ha talento da vendere, purtroppo è anche genio e sregolatezza”. 

Hai vestito a lungo la maglia azzurra, spesso sul podio europeo, mai sul gradino più alto. Quali le cause, visto il tuo talento? 

Nel 2017 a 15 anni, partecipo ad un torneo importante in Bulgaria, poi ad un quadrangolare interno per scegliere il titolare agli europei jr. di Albena in Bulgaria. Arrivo in finale ma trovo disco rosso contro il più esperto Luca De Chiara. L’anno dopo sono io il titolare agli europei jr. che si svolgono ad Anapa in Russia, salendo nei 63 kg. Esordio positivo contro il polacco Zuchowski e poi il magiaro Loczi. Nei quarti trovo l’inglese Bance che era bravo e con un record di incontri triplo del mio. Infatti arrivò in finale e avrebbe meritato il titolo, ingiustamente perso 3-2 contro il bulgaro Mehmed. Nel 2019 passo youth, disputando con la nazionale incontri in Polonia, Croazia e Spagna. Pagando spesso il fattore trasferta. Nel 2020 il Covid annulla tutti i programmi. Si riprende nella seconda metà del 2021. 

Dove vinci il titolo U22 a Cascia, battendo Cavallaro jr e poi Lombardi. Pochi mesi dopo agli assoluti a Massa, in finale Lombardi è stato preferito dai giudici. Il tuo giudizio su quel verdetto?  

Il titolo U22 a Cascia, battendo uno dopo l’altro due pugili fortissimi, mi dava fiducia per conquistare il tricolore assoluto. A Massa, dopo essere arrivato in finale senza alcuna fatica, con Lombardi ci siamo giocati il titolo italiano assoluto. I giudici hanno scelto lui. Quello credo sia il match che mi ha lasciato di più con l’amaro in gola, comunque è stata una guerra.

Nel 2022 da élite, continui a far parte della nazionale e ottieni importanti successi. Anche se paghi, l’handicap comune agli azzurri. Quella di combattere poco a livello europeo.  

Verissimo. Nonostante questa situazione, ho cercato di dare tutto quello che potevo in azzurro, disputando nel giro di tre mesi, un torneo internazionale e due campionati europei. A febbraio lo Strandja a Sofia (uno dei più importanti in assoluto). All’esordio incrocio l’uzbeko Rachomonov che mi sovrasta in tutti i sensi: età, esperienza e altro. Perdo ai punti e giudice mi assegna una ripresa. Il mese dopo sono agli europei U22 a Porec in Croazia, dove conquisto una medaglia di bronzo pesantissima, nei 67 kg. con 25 nazioni al via. Supero il ceco Polak, il bosniaco Vukomanovic e il turco Ademir. In semifinale mi ferma lo scozzese Croft, molto bravo. Neppure il tempo di recuperare e parto per Jerevan, la capitale dell’Armenia, per l’europeo assoluto. Le energie sono al lumicino e basta il polacco Dukacz, niente di straordinario, a battermi. Una delusione cocente. Tornato a Roma, ho preferito “scappare” da questo mondo della nazionale, perché penso sia un circolo vizioso, dove quasi tutti i ragazzi vogliono entrare nei gruppi sportivi militari. Una volta arrivati, si adagiano, non hanno più sogni e fame. Io invece ho famissima. In quell’anno ho “sfruttato” la nazionale per disputare match duri senza caschetto, come primo step, dopodiché il sogno è sempre stato quello di diventare un campione nel mondo del professionismo, ma un campione vero, non solo italiano. 

Come definiresti tecnicamente il pugile Giacomo Micheli. Dove deve migliorare?  

Credo Giacomo Micheli sia uno dei miei pugili preferiti. Mi piacciono le mie skills, il mio carattere, e come mi comporto sul ring. Veloce, esplosivo, grande ritmo, bel footwork e poi bello da vedere! Alla gente piaccio, ci sta. Cose da migliorare ce ne sono sempre, ma è giusto così, non sono un pugile già arrivato, miglioro ogni giorno, ogni volta che entro in palestra. 

Sei sceso dai superwelter ai superleggeri? Perché questa scelta?  

Abbiamo deciso io e il mio maestro di fare il super leggero. Riteniamo che il mio fisico sia perfetto in questa categoria. Inoltre, facendo il peso il giorno prima, ho tutto il tempo per reintegrare alla grande. E dare il meglio sul ring. 

Passi professionista nel 2023 a 21 anni, dopo il debutto, al secondo match vai negli Stati Uniti e il 25 agosto 2023 combatti a Dalton in Georgia, mettendo KO al primo round Tomhir Warren al primo round. Prosegui l’attività a ritmo altissimo, ti sei trovato subito bene da pro. 

Molto bene, il 25 giugno debutto a Roma e metto ko Alessio Mastromatteo che aveva vinto i primi due match disputati. Poi parto nuovamente per gli Stati Uniti, dove ero già stato a dilettante, e nel mese di Agosto come hai scritto, faccio il mio secondo match da professionista, vincendo nuovamente per KO, questa volta al primo round. Un match che serviva per cogliere la vittoria e arricchire il record, tutto qua, come fanno tutti i neo pro. Al mio terzo match nel mese successivo ho alzato subito l’asticella. A Miami in Florida supero Gabriel Smith, 36 anni, pro dal 2015. Vittoria importante per crescere contro un pugile esperto, e fidatevi che quello lo era. Comunque un successo liscioNel primo anno da pro in sei mesi disputo cinque incontri, non male direi. Vinco altri 5 match anche nel 2024. All’inizio dell’anno faccio un nuovo match in America, che mi porta un’altra vittoria al primo round. Torno a casa e arricchisco il record con altre due vittorie prima del limite A Novembre torno in America e ad Atlantic City affronto Ronnell Burnett che vantava 11 vittorie e una sola sconfitta. Liquido la faccenda al primo round. Mi stavano finendo tutti i match troppo prima del limite, e la cosa mi innervosiva perché pensavo che in questo modo non sarei riuscito a farmi le ossa, necessarie per quando avrei avuto il mio primo match importante. 

Nel 2025 hai disputato un solo incontro in giugno a Santa Marinella, superando il serbo Bogdai Draskovic. Dopo quel match sei rimasto fermo nove mesi. Il motivo di questo lungo tempo di inattività?  

Avrei sperato di poter combattere molto di più, ma a causa di infortuni, e avversari ritirati è stato un 2025 sotto le attese. Detto ciò, su 11 match che ho disputato prima di combattere per il titolo italiano, se sommiamo tutti round fatti, ne conto ben pochi, visto che sono finiti quasi tutti prima del limite, e nei round iniziali. Ma sapeste quanti sparring duri e con gente forte che mi sono capitati. Tra America, Italia e Dubai ne ho fatti veramente tanti. In Italia oltre al sottoscritto, chi ha mai fatto i guanti sul serio con Shakur, Haney o Moton? Credo, nessuno. 

Comunque, ti sei presentato il 21 marzo in condizione ottimale, battendo alla grande un D’Addazio che era imbattuto.  

Grazie a tutto il mio team sono salito sul ring super preparato e sicuro di me stesso. Underdog. Tutto è andato secondo i nostri piani, nessuna sorpresa, abbiamo fatto solo il nostro lavoro. Un grazie particolare al mio maestro Silvano Setaro, da sempre al mio fianco. Solo lui, sa come prendermi e cosa è meglio per me. Quando combatto, lui vede tutto, e muove alla perfezione i miei fili. Sembra quasi che abbia un joystick. Ascolto la sua voce e faccio quello che mi dice, niente di più. Anche se l’ho costretto alla resa, onore comunque al mio avversario, il più duro che io abbia incontrato fin ad oggi. 

A questo punto quali sono i tuoi programmi futuri. Tornerai negli USA?

A questo punto il mio programma è difendere la cintura, prima dell’estate. Evitando di restare troppo a lungo inattivo. Step by step, sono giovane e non voglio correre troppo. In America per me la porta è sempre aperta. Al momento non ho in programma di tornarci. Anche se tutto può essere.

A chi hai dedicato il tricolore? 

Dedico questa cintura a me stesso in primis. Solo io conosco tutti i sacrifici che ho fatto, le privazioni sopportate, rese ancor più difficili alla mia età. Poi la dedico a mia nonna Cocó, persona meravigliosa, che non c’è più. Amava la boxe, e mi seguiva sempre, doveroso dedicarlo tutta a lei! Sicuramente fiera di me. 

Il tuo sogno nel cassetto?    

Future World Champ. Grazie a tutti. 

Giuliano Orlando

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Redazione

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