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Dentro le corde

Pugilato: Spirito Sportivo vs Politica – La Verità

Pugilato: Spirito Sportivo vs Politica – La Verità
  • PublishedGennaio 16, 2026

Esiste una differenza c’è chi parla di pugilato per lo spirito del pugilato, e chi ne parla per fare politica. Due linguaggi che usano le stesse parole ma dicono cose completamente opposte.

Quando sentite parlare di rispetto, lealtà, sacrificio, valori, chiedetevi sempre: chi sta parlando? Qualcuno che vive il pugilato nella sua essenza, o qualcuno che usa il pugilato come palcoscenico per altri interessi?

Perché nel pugilato vero, quello del ring e della palestra, questi valori sono concreti. Il rispetto lo dimostri toccando i guantoni dell’avversario. La lealtà è verso chi ti ha formato. Sono fatti, non parole. Sono scelte quotidiane che lasciano segni sul corpo e nell’anima.

Ma quando si passa alla politica del pugilato, tutto cambia registro. Gli stessi termini diventano strumenti. Il “rispetto” diventa quello che si ostenta nelle conferenze stampa. La “lealtà” quella che dura finché serve. I “valori” quelli che si declamano nei discorsi ufficiali mentre nelle stanze si tessono alleanze opposte.

E qui sta il punto che dovete capire fino in fondo: la politica nel pugilato è esattamente come ogni altra politica. È fatta di strategie, alleanze, lotte interne per il controllo. È fatta di interessi diretti e indiretti, di giochi di potere dove quello che è vero oggi non lo è più dopo quattro minuti. È normale, è la natura della politica. Ma chiamiamola per quello che è: politica sportiva, non pugilato.

Il problema nasce quando confondiamo i piani. Quando pensiamo che chi difende una fazione nella politica pugilistica stia difendendo i valori del pugilato. Non è così. Sta difendendo uno schieramento, una linea, una posizione di potere. E questo vale per tutte le parti, per tutti gli schieramenti.

Potete avere le vostre preferenze politiche nel mondo del pugilato, è legittimo. Ma non illudetevi che stiate scegliendo “il vero pugilato” contro qualcos’altro. State semplicemente scegliendo una strategia politica contro un’altra strategia politica. E in politica, tutti usano gli stessi metodi, tutti fanno le stesse alleanze opportune, tutti puntano il dito sulle disfatte dell’opposto mentre nascondono le proprie.

La verità scomoda è che quando si entra nell’arena politica, anche chi viene dal ring cambia. Non perché sia cattivo, ma perché sono regole diverse. I guantoni non servono più, serve altro. E quello che funziona sul ring non funziona nelle stanze del potere.

Quindi fate attenzione a non confondere chi vi parla dello spirito del pugilato con chi vi parla per portarvi dalla sua parte politica. Il primo vi parla di qualcosa che trascende le fazioni. Il secondo, per quanto usi le stesse parole nobili, alla fine sta facendo politica. E in politica non esistono eroi, esistono solo schieramenti che vincono o perdono.

Il pugilato vero resta quello del ring, della palestra, del sudore e del sangue vero. Tutto il resto è gestione, strategia, controllo. Necessario, forse inevitabile, ma chiamiamolo con il suo nome: politica sportiva.

E la politica, in qualsiasi campo, è sempre politica

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Redazione

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