110 anni di pugilato italiano: il battito eterno di un cuore che non smette di combattere
C’è un momento, nella vita, in cui il tempo sembra fermarsi.
In cui la storia diventa respiro, e il respiro diventa emozione.
Questo è ciò che ho provato ad essere invitato all’apertura dei 110 anni della Federazione Pugilistica Italiana.Un anniversario che non è soltanto una data, ma un’anima che vibra, un racconto di sacrificio e gloria che attraversa i secoli.
Fin dall’ingresso nella splendida cornice dello Stadio di Domiziano, nascosto tra i sotterranei di Piazza Navona, ho sentito un’energia speciale. Le volte di pietra sembravano custodire le voci di chi, prima di noi, aveva combattuto, non solo sul ring, ma nella vita.
Ogni passo, in quel luogo antico, era un passo dentro la storia di Roma.
Le pareti sembravano respirare. I corridoi, pieni di storia, restituivano l’eco di battaglie, di cuori che battono, di sogni che non si arrendono.Desidero ringraziare con sincera gratitudine il Presidente Flavio D’Ambrosi, l’instancabile Michela Pellegrini e tutto lo straordinario staff della comunicazione. Grazie al loro lavoro appassionato, questa celebrazione è diventata molto più di un evento: è stata un’esperienza viva, autentica, un viaggio nelle emozioni di chi ama davvero il pugilato.
Davanti a me, le istituzioni e i media in prima fila. Volti attenti, sguardi fieri, uniti nel messaggio comune: la noble art non è finita, non è un ricordo del passato. È viva, forte, e pronta a illuminare di nuovo il futuro.
Poi, le luci si sono abbassate.
Il silenzio ha avvolto la sala.
E sullo schermo, il video emozionale: una carrellata di immagini, di eroi, di momenti che hanno fatto grande il pugilato italiano. Dalle leggende che hanno scritto la storia alle nuove promesse che ne portano il peso e la speranza.Ogni fotogramma era una pugnalata al cuore, dolce e potente allo stesso tempo.
Lacrime, sorrisi, sudore.
La vita vera.
Gli interventi che sono seguiti hanno tracciato la rotta di un futuro luminoso: nuovi progetti, nuovi poli di aggregazione sociale, luoghi dove il pugilato tornerà a essere centro, collante, strumento di rinascita. Perché la boxe è tutto questo: è disciplina, rispetto, riscatto. È una mano che si tende, non un pugno che colpisce.
E poi loro.
I campioni.
Tantissimi, presenti a Roma, in questa mattinata che profumava di storia e romanticismo.
Volti che portano i segni del tempo e della fatica, ma anche la luce di chi ha conosciuto la gloria e l’ha pagata a caro prezzo.
Vederli lì, insieme, era come assistere a un incontro tra passato e presente, un passaggio di testimone tra generazioni unite da un unico, indissolubile filo: l’amore per la boxe.
Poi è arrivato il momento dell’apertura della mostra celebrativa.
E lì, davvero, il cuore ha tremato.
Medaglie lucenti, guantoni consunti, fotografie in bianco e nero, articoli di giornale che raccontano epiche battaglie.
Ogni oggetto un simbolo, ogni cimelio una storia.
Una carezza alla memoria di chi ha dato tutto, e spesso anche di più.
Signori, se amate le emozioni forti, se volete vivere un tuffo nel cuore della passione sportiva più autentica, andate a vederla.
Vi troverete davanti non solo la storia del pugilato, ma la storia dell’uomo che non si arrende.
Perché sì, tutto è stato detto e magnificamente.
L’organizzazione, l’allestimento, la cura dei dettagli: tutto perfetto, degno di un capolavoro da Oscar.
Eppure, permettetemi un pensiero personale: questi 110 anni non sono solo una celebrazione.
Sono 110 anni di sacrifici.
Di pugili noti e meno noti, di uomini e donne che hanno donato la propria vita al ring, ai guantoni, alla disciplina.
Sacrifici che non conoscono età, che restano immutati nonostante il passare del tempo, le mode, le ere.Perché il pugilato è questo: il sacrificio che non ha tempo.
È il coraggio che sfida la paura.
È la determinazione che non si spegne.
È l’onore che si rinnova a ogni round.
Già nell’antica Roma, molto prima della nascita di Cristo, gli uomini si affrontavano con lo stesso spirito, con lo stesso fuoco nell’anima.
E quel fuoco non si è mai spento.
Brucia ancora oggi, nei cuori di chi sale sul ring, di chi si allena, di chi insegna, di chi ama questo sport più di sé stesso.
Ecco perché, dopo aver vissuto questa giornata, posso dirlo con certezza:
il pugilato italiano è eterno.
Oltre il tempo.
Oltre le mode.
Oltre la fatica.
Perché finché ci sarà qualcuno disposto a salire su quel ring con coraggio, rispetto e cuore, la nostra storia continuerà a scriversi.
Forza pugilato italiano!
Che i prossimi 110 anni siano ancora più gloriosi, ancora più umani, ancora più vivi.